Coronavirus, 1 italiano su 2 costretto a rinviare cure, indagine Uecoop/Ixè

  • Univadis
  • Adnkronos Sanità
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Roma, 8 apr. (Adnkronos Salute) - Più di 1 italiano su 2 (54%) ha dovuto rinunciare, sospendere o posticipare cure e terapie mediche e fisioterapiche, non legate al coronavirus, che stava seguendo o doveva iniziare prima che esplodesse la pandemia. E' uno degli effetti legati all'emergenza Covid-19, secondo quanto emerge dall’indagine Uecoop/Ixè sulle conseguenze a livello di assistenza nell’ultimo mese.

Fra le persone colpite dal blocco delle prestazioni, spiega l’Unione europea delle cooperative, il 42% ha dovuto rinviare o cancellare visite mediche per altre patologie, mentre gli altri hanno visto slittare esami medici, terapie e cure. L’emergenza della guerra al coronavirus, evidenzia l'indagine, "ha assorbito la maggior parte delle risorse e del personale medico e infermieristico pubblico e privato mobilitato per reggere il grande fronte del nord Italia e i focolai locali, più o meno estesi che si sono creati lungo la dorsale appenninica dalle Marche al Lazio, dalla Toscana alla Puglia, dalla Campania alla Calabria fino alla Sicilia".

"L’esigenza di convogliare tutte le forze sulla prima linea della pandemia ha di fatto congelato le prestazioni non considerate di estrema urgenza, ma necessarie soprattutto ai più deboli, dagli anziani ai disabili. Inoltre anche le limitazioni agli spostamenti e le misure di sicurezza che impongono il distanziamento fra le persone hanno condizionato lo svolgimento di esami, visite e terapie. Su oltre un milione di addetti del mondo cooperativo - spiega Uecoop - quasi 600mila sono schierati sul fronte dell’emergenza coronavirus, con circa la metà impegnata direttamente nella cura di disabili e anziani, spesso senza le adeguate protezioni anti contagio utili per proteggere se stessi e le persone da assistere, fra cui i 300 mila nonni ricoverati nelle oltre 7 mila case di riposo italiane, la metà proprio nelle zone dell’epicentro della pandemia".

"La situazione è molto pesante e costringe ormai a lavorare in condizioni estreme", ma "nella guerra al coronavirus è fondamentale - evidenzia Uecoop - che gli operatori in servizio nelle case di riposo vengano dotati di tutti gli strumenti di protezione per tutelare sia la propria salute che quella degli anziani che devono accudire, la maggior parte dei quali sono non autosufficienti" in più di 6 strutture su 10.

"L’assistenza dentro e fuori le residenze specializzate è un servizio strategico nazionale di importanza crescente in una prospettiva a medio termine in cui - conclude Uecoop - gli anziani cresceranno di numero sia nelle grandi città che nei piccoli centri urbani, con network familiari in sempre maggiore difficoltà, e una necessità di investimenti nel settore fra i 14 ei 24 miliardi di euro nei prossimi quindici anni per garantire posti letto e assistenza".