Controllare l’appetito per contrastare l’obesità

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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  • Un nuovo tipo di intervento che ha come target il senso della fame è efficace nel fare perdere peso in adulti sovrappeso od obesi.
  • L’intervento è particolarmente efficace nei soggetti che fanno fatica a resistere al cibo.

 

Un gruppo di ricercatori dell’Università della California San Diego ha dimostrato che un intervento che punta a insegnare a controllare l’appetito, chiamato ROC (Regulation Of Cues), da solo o in combinazione con il trattamento comportamentale per la perdita di peso (BWL, Behavioral Weight Loss), può essere una valida possibilità per gli adulti che hanno problemi di peso. Ciò sembra particolarmente vero per coloro che presentano precise caratteristiche di appetito.

“I programmi di BWL in qualche caso fanno perdere peso, ma la maggior parte degli individui poi lo riacquista – spiegano gli autori dello studio PACIFIC, pubblicato sulla rivista JAMA Network Open – La teoria della suscettibilità comportamentale propone che tratti legati al senso della fame geneticamente determinati, come la responsività al cibo (FR, food responsiveness) e la responsività alla sazietà (SR, satiety responsiveness), interagiscono con l’ambiente e portano a mangiare in modo eccessivo e ad acquistare peso; l’intervento ROC è stato sviluppato avendo FR e SR come target specifici”.

Sono stati arruolati 217 volontari adulti sani (18-65 anni) con un indice di massa corporea compreso tra 25 e 45 kg/m2. I partecipanti sono stati divisi in modo causale in quattro gruppi: controllo, ROC, ROC, ROC-BWL. Tutti i partecipanti hanno partecipato a 25 sessioni da 90 minuti nell’arco di 12 mesi e a tutti è stato chiesto di svolgere almeno 150 minuti di attività fisica moderata o vigorosa alla settimana. Il gruppo controllo ha ricevuto supporto sociale, educazione alimentare ed esercizi di mindfulness, mentre il BWL ha ricevuto indicazioni relative a restrizione calorica, aumento dell’attività fisica e insegnamenti di terapia comportamentale. L’intervento ROC includeva 4 componenti: psicoeducazione per aumentare la consapevolezza su cosa portava a mangiare più del dovuto, apprendimento per esperienza di come aumentare la risposta allo stimolo di sazietà e ridurre quella all’appetito, abilità di coping e automonotoraggio. Nella prima parte dell’intervento ai partecipanti è stato insegnato come misurare (assegnando un punteggio da 1 a 5) la fame prima, durante e dopo il pasto e come misurare il desiderio o l’urgenza di cibo. Successivamente i volontari si sono esercitati a resistere agli stimoli anche in presenza dei cibi preferiti, prima durante gli incontri e poi da soli. Il periodo di intervento era di 12 mesi, seguiti da 12 mesi di follow-up.

I partecipanti avevano in media 50 anni e quattro su cinque erano donne. Le variazioni nel BMI registrate ai tempi prefissati hanno mostrato che i gruppi ROC, BWL e ROC+BWL avevano perso peso. Alla fine del trattamento, rispetto al gruppo BWL, il BMI nei gruppi ROC e ROC+BWL non era significativamente diverso, mentre il BMI nel gruppo controllo era notevolmente più alto. A 24 mesi dalla randomizzazione la riduzione del BMI era simile per i gruppi ROC, ROC+BWL e BWL.

“È importante dire che abbiamo osservato che i soggetti con più alti livelli di FR avevano maggior successo nel mantenere la perdita di peso se appartenevano ai gruppi ROC e ROC+BWL e non al gruppo BWL – rimarcano gli autori dello studio – Questo risultato preliminare suggerisce che i meccanismi dell’appetito colpiti da ROC possano essere critici per la perdita di peso specialmente in quei soggetti che faticano a resistere al cibo. Di conseguenza ROC potrebbe essere usato nel contesto di un approccio di precisione per la perdita di peso nei soggetti con elevati livelli di FR alla baseline”.