Consulta, 'obbligo Stato determinare Lea ma coinvolgendo Regioni'


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Roma, 10 apr. (Adnkronos Salute) - "La determinazione dei Livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria (Lea) è un obbligo del legislatore statale, ma la sua proiezione in termini di fabbisogno regionale coinvolge necessariamente le Regioni. Perciò la fisiologica dialettica tra questi soggetti dev’essere improntata alla leale collaborazione per assicurare il miglior servizio alla collettività". E' quanto afferma la Corte Costituzionale con la sentenza, relatore il giudice Aldo Carosi, depositata oggi al palazzo della Consulta, dichiarando illegittime due disposizioni della legge della Regione Sicilia del 2018, che prevedevano un’utilizzazione diversa dei fondi rispetto allo scopo di finanziare i livelli essenziali di assistenza sanitaria e ospedaliera.

A questa conclusione, la Corte Costituzionale è giunta dopo una specifica istruttoria nei confronti dello Stato, che aveva proposto il ricorso, e della Regione. I giudici della Consulta affermano "la primazia della tutela sanitaria rispetto agli interessi sottesi ai conflitti finanziari tra Stato e Regioni, in ossequio al principio costituzionale che pone al centro la persona umana, non solo nella sua individualità, ma anche nell’organizzazione delle comunità di appartenenza che caratterizza la socialità del servizio sanitario".

Viene anche affermato "il principio della previa programmazione del fabbisogno finanziario e dell’obbligo di monitoraggio continuo per verificare la sufficienza delle risorse e la resa delle prestazioni secondo gli standard previsti dalla legge e dal Dpcm sui 'Lea'. Con la stessa pronuncia, si dichiara "non fondato il ricorso dello Stato contro la Regione Sicilia, motivato con il mancato o incompleto procedimento di cambio di destinazione dei fondi strutturali assegnati per il periodo 2014-2020".

La Corte Costituzionale osserva che "l’eventuale accoglimento delle censure statali avrebbe ulteriormente ritardato i tempi di impiego dei fondi stessi, la cui utilizzazione scade proprio nell’esercizio in corso". Viene così riaffermata "la priorità dell’interesse ad assicurare, nell’arco di tempo previsto dal regolamento, l’effettiva utilizzazione da parte della Regione dei finanziamenti europei, che costituiscono i principali strumenti finanziari della politica regionale di investimento della Ue".

Per la Consulta, "il principio di leale cooperazione, che deve ispirare necessariamente le relazioni tra Stato e Regioni, impone che il procedimento concertato, previsto dalla delibera del Cipe, o analogo procedimento semplificato, venga messo rapidamente in atto da entrambe le parti e tradotto nei provvedimenti, comunque indefettibilmente necessari per evitare il definitivo disimpegno dei fondi in esame". Tutto ciò, "in ragione della prioritaria necessità di procedere all’impegno e all’attuazione degli interventi entro le scadenze improrogabilmente previste dalla normativa europea".