Concetti che cambiano la pratica clinica ed emergenti in radio-oncologia

  • Univadis
  • Notizie di oncologia
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

La rapida evoluzione del campo della radio-oncologia negli ultimi anni ha visto emergere dalle sperimentazioni cliniche randomizzate (randomized clinical trial, RCT) molti dati in grado di cambiare la pratica clinica e nuovi concetti che hanno contribuito a modificare gli standard terapeutici, secondo una revisione pubblicata sull’European Journal of Cancer.

In base a quanto evidenziato dalla revisione, radioimmunoterapia, agenti proapoptotici e nanoparticelle hanno migliorato il rapporto terapeutico; la radioterapia stereotassica corporea (stereotactic body radiotherapy, SBRT) ha consentito l’intensificazione del trattamento, la radioterapia personalizzata guidata dalle immagini ha contribuito a personalizzare i trattamenti e la soddisfazione dei pazienti è ora uno degli endpoint più importanti.

Il Dott. Charles B. Simone, II, non coinvolto in questo lavoro, ha sottolineato come sia in atto “Una proliferazione di sperimentazioni che valutano l’ipofrazionamento in ambito curativo e l’SBRT in ambito curativo e poli- e oligometastatico che hanno consentito, rispettivamente, una maggiore comodità per i pazienti e l’intensificazione della dose”. Ha inoltre fatto notare che le prime sperimentazioni sulla radioterapia personalizzata, che fanno uso di diagnostica per immagini e marcatori biologici, possiedono “Potenzialità notevoli per la personalizzazione del trattamento e il miglioramento degli esiti dei pazienti”.

Un campo in evoluzione

Nella revisione, la Dott.ssa Sophie Espenel, del Dipartimento di Radio-oncologia, Gustave Roussy Cancer Campus, Villejuif, Francia, e colleghi hanno identificato 1.347 RCT sulla radioterapia condotte da gennaio 2018 a dicembre 2021. Tra di esse gli autori hanno selezionato 110 ampie RCT di fase 2 o 3 contenenti dati che suggeriscono concetti in grado di cambiare la pratica clinica o emergenti.

Secondo gli autori, complessivamente gli studi evidenziano un “grande dinamismo” della ricerca nel campo della radio-oncologia e coprono un’ampia gamma di prassi radioterapiche.

Un settore centrale della ricerca è incentrato sulla radioimmunoterapia. Uno studio di fase 2 nel contesto preoperatorio ha indicato che la SBRT concomitante (24 Gy in 8 frazioni) in combinazione con durvalumab aumenta i tassi di risposta patologica completa maggiore rispetto a durvalumab in monoterapia nei pazienti affetti da tumore polmonare allo stadio iniziale (53,3% vs. 6,7%; P<0,01).

Nonostante i dati promettenti, non tutte le sperimentazioni che hanno valutato la strategia che prevede chemioradioterapia-immunoterapia concomitanti hanno ottenuto risultati positivi. Inoltre, le sperimentazioni nel contesto metastatico hanno riportato risultati contrastanti.

Un altro ambito di interesse sono i radiosensibilizzanti più recenti. Una sperimentazione di fase 2 ha valutato xevinapant per la prima volta in combinazione con la chemioradioterapia standard con cisplatino ad alto dosaggio in pazienti affetti da tumore a cellule squamose della testa e del collo in stadio locoregionale avanzato ad alto rischio. Questo studio ha riportato un tasso di controllo locoregionale più elevato nel gruppo trattato con xevinapant rispetto allo standard di cura dopo 18 mesi (54% vs. 33%). I profili di tossicità sono risultati simili.

La radioterapia ultraipofrazionata sta prendendo piede. Consente ai pazienti di ricevere trattamenti maggiormente mirati a dosi inferiori e in tempi più brevi. La sperimentazione FAST-Forward ha indicato che il trattamento adiuvante dell’intera mammella con un approccio maggiormente ipofrazionato, che prevede 26 Gy in cinque frazioni nel corso di una settimana, è efficace e sicuro quanto il regime di 40 Gy in 15 frazioni nel corso di 3 settimane.

Gli autori hanno inoltre osservato che le modalità terapeutiche avanzate, come la radioterapia a intensità modulata, la radiochirurgia stereotassica e la terapia protonica, possono potenzialmente migliorare gli eventi avversi riferiti dal paziente e gli esiti clinici.

La personalizzazione della radioterapia è anch’esso un settore emergente che può consentire trattamenti maggiormente su misura con esiti migliori. Uno studio ha indicato che la tomografia a emissione di positroni (positron emission tomography, PET)-TC con antigene di membrana prostatico specifico (prostate-specific membrane antigen, PSMA) è migliore della TC convenzionale per la stadiazione accurata del tumore prostatico. Questo approccio è anche meno costoso e determina una minore esposizione alle radiazioni. “Da allora la PET-TC con PMSA è diventata lo [standard di cura] per la stadiazione del tumore prostatico”, spiegano gli autori.

Dato che i pazienti sopravvivono più a lungo, la qualità della vita e la soddisfazione dei pazienti stanno diventando sempre più spesso un endpoint delle RCT, osservano gli autori.

Nel complesso, questi dati dimostrano “Un grande dinamismo della ricerca nel campo della radio-oncologica nella maggior parte dei tipi di tumori primitivi”, concludono gli autori.

Questa revisione non ha ricevuto finanziamenti esterni. Gli autori non hanno dichiarato relazioni finanziarie rilevanti.