Con l’ABC dell’ictus emorragico si abbassa la letalità a 30 giorni


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In caso di ictus emorragico, l’implementazione delle esistenti raccomandazioni basate sulle evidenze e incluse nelle linee guida permette di ridurre in maniera statisticamente significativa la letalità a 30 giorni.
  • L’effetto si ottiene con l’implementazione combinata di tre semplici misure raccomandate dalle linee guida: un rapido trattamento antagonista per l’eventuale terapia anticoagulante in atto (A), un abbassamento deciso della pressione arteriosa (B, per blood) e un immediato invio alla neurochirurgia, quando indicato, e alla terapia intensiva (C, per critical care). 

 

Descrizione dello studio

  • In un grande centro di neurochirurgia con stroke unit di Manchester, il Salford Royal National Health Service Foundation Trust, sono stati definiti indicatori di processo e un registro che raccogliesse i dati di tutti i pazienti consecutivi presentatisi con un ictus emorragico tra il 1 giugno 2015 e il 31 maggio 2016 (n=973).
  • Con regressione logistica multivariata è stata confrontata la letalità per ictus emorragico a 30 giorni prima, durante e dopo il periodo di implementazione e con analisi di mediazione è stato determinato quale misura mediasse le diverse associazioni.
  • Con un modello difference-in-differences è stata confrontata la letalità a 30 giorni di questo ospedale con quella di 32.295 pazienti con ictus emorragico di altri 214 ospedali inglesi e gallesi, i cui dati sono stati estratti dal Sentinel Stroke National Audit Programme.

Risultati principali

  • Letalità a 30 giorni durante e dopo l’implementazione rispetto a prima dell’intervento: OR=0,62 (IC 95% 0,38-0,97; P=0,03) e OR=0,40 (0,24-0,61; P
  • La riduzione della letalità è stata mediata da un calo nelle indicazioni di non rianimare nelle prime 24 ore (52,8%) e da più ricoveri in terapia intensiva (11,1%).

Perché è importante

  • L’ictus emorragico è il sottotipo di ictus con la prognosi peggiore, sia in termini di sopravvivenza che di esiti invalidanti, per cui ridurne l’impatto è fondamentale.