Complicanze ictus, l'ospedale di Terni punta a tagliare tempi


  • Adnkronos Salute
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Terni, 14 gen. (AdnKronos Salute) - La variabile tempo è determinante nel trattamento dell'ictus ischemico. Per questo il team della Stroke Unit dell'ospedale di Terni, l'unità di terapia sub-intensiva dedicata all'ictus cerebrale che opera nell'ambito della struttura di Neurologia, per il 2020 si è posta l'obiettivo di "ottimizzare tutto il percorso diagnostico-terapeutico e assistenziale dell'ictus tramite il coordinamento con la rete territoriale nella fase pre-ospedaliera".

Accorciare le tempistiche anche nella fase del trasporto in ospedale significa infatti ridurre le complicanze e gli esiti clinici - evidenzia una nota dall'azienda ospedaliera Santa Maria di Terni - poiché nelle primissime ore dall'insorgenza dell'ischemia è possibile sottoporre il paziente a trattamenti in grado di riattivare il flusso ematico nell'area encefalica in sofferenza, in modo da ripristinare una normale funzione e permettere quindi il recupero clinico del paziente. E' necessario che la fase pre-ospedaliera (trasporto in ospedale) e la fase diagnostica della fase acuta (clinica, laboratoristica e strumentale) si svolgano in maniera coordinata, affinché il paziente possa essere trattato nel minor tempo possibile. La trombolisi endovenosa è praticata dal neurologo in Stroke Unit o già in Pronto soccorso, mentre la trombectomia meccanica viene effettuata in sala angiografica dall'équipe dei radiologi interventisti, attivi 24 ore su 24 con reperibilità notturna e festiva.

"Nel 2018 e 2019 - spiega Franco Costantini, dirigente neurologo all'ospedale di Terni - il numero di persone trattate con le terapie della fase acuta è cresciuto esponenzialmente, superando nel biennio la quota di 120. Il protocollo ha inoltre consentito di ottimizzare le tempistiche delle varie procedure, raggiungendo l'obiettivo di contenere il tempo dall'arrivo in Pronto soccorso alla trombolisi (door-to-needle) e alla trombectomia meccanica (door-to-groin) entro 60 minuti, con casi di terapia endovenosa a 20 minuti e terapia endovascolare a 40 minuti. Il trattamento combinato - conclude l'esperto - ha permesso un significativo miglioramento in oltre l'80% dei pazienti, riducendo il tasso di mortalità, le complicanze e la disabilità residua. In particolare, nelle ultime settimane del 2019 sono stati trattati in tempi molto brevi tre pazienti colpiti da occlusione dell'arteria basilare, gravissima emergenza clinica che può portare al decesso in pochissimo tempo".