Come cambia l’aspettativa di vita per i pazienti oncologici in Italia


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Per la prima volta in Italia uno studio fornisce le stime dell’aspettativa di vita (AV) dei pazienti colpiti dai principali tipi di tumore e le confronta con quelle della popolazione generale. Lo studio, condotto dall’AIRTUM Working Group e pubblicato sulla rivista Journal of Advanced Research, non si è limitato a valutare l’AV alla diagnosi, ma ne ha stimato le variazioni nel tempo per misurare l’impatto del cancro durante l’intera vita del paziente.

I dati utilizzati sono quelli raccolti dai registri tumori con almeno 18 anni di attività (rappresentativi del 10% della popolazione italiana) e si riferiscono a oltre 720.000 pazienti cui è stato diagnosticato un tumore nel periodo 1985-2011 di cui si conosceva lo stato vitale nel 2013. I tumori inclusi nell’analisi sono: polmone, melanoma, stomaco, colon, retto, ano, vescica, tiroide, linfoma non-Hodgkin e leucemie per entrambi i sessi; mammella, cervice, utero e ovaia per le donne e laringe, prostata e testicolo per gli uomini.

La differenza più grande nell’AV dei pazienti rispetto a quella della popolazione generale (match per età e sesso) si osserva immediatamente dopo la diagnosi per ogni classe di età e per ogni tipo di tumore. Questa differenza iniziale è più marcata per i pazienti più giovani e declina con l’età alla diagnosi. Con l’aumentare del tempo trascorso dalla diagnosi, e quindi dell’età raggiunta dopo la diagnosi, emergono due scenari. Per i tumori più letali, come quello del polmone e del colon, l’AV dei pazienti tende ad aumentare nei primi 3-5 anni dopo la diagnosi. La prognosi per i survivors migliora per ogni anno di sopravvivenza in più. Per i tumori meno aggressivi, come mammella e prostata, l’AV non aumenta dopo il calo iniziale ma ha un andamento più regolare. Nel lungo periodo l’aspettativa di vita dei pazienti si avvicina, ma raramente raggiunge quella della popolazione generale.

I dati forniti dallo studio sono di facile comprensione e possono essere utili nella comunicazione medico-paziente per descrivere quando l’eccesso di rischio di morte del cancer survivor diventa trascurabile.