Clamidia: lo screening delle infezioni opportunistiche non riduce la prevalenza


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Uno studio condotto in Australia su un’ampia popolazione di giovani adulti (16-29 anni) ha dimostrato la fattibilità di un programma di screening per la clamidia in ambulatori di medicina generale di un Paese ad alto reddito.
  • L’intervento, che oltre all’esame gratuito comprendeva materiale informativo, ha raggiunto oltre 90.000 giovani, con un aumento di quasi il 12% nel tasso di partecipazione al test dall’inizio alla fine del periodo di studio.
  • Non si sono però registrate differenze statisticamente significative nella prevalenza dell’infezione alla fine del periodo di studio rispetto agli ambulatori di controllo, dove non è stato messo in pratica alcun intervento.

Descrizione dello studio

  • Trial controllato randomizzato a cluster, costituiti da cittadine rurali con almeno 500 uomini e donne di età 16-29 anni, e non più di 6 ambulatori di medicina generale ciascuna.
  • I cluster sono stati assegnati con un algoritmo di minimizzazione generato da computer a un intervento multiforme (n=26, 63 ambulatori, 93.828 pazienti), costituito da promemoria computerizzati di sottoporre i pazienti al test, pacchetto formativo, pagamenti per i test e feedback sui tassi di screening, o a fare da controllo (n=26, 67 ambulatori, 86 527 pazienti), continuando la normale pratica clinica.
  • Outcome primario: prevalenza di clamidia, stimata prima (P1) e dopo (P2) la randomizzazione, con una durata media dell’osservazione di 3,1 anni.
  • I medici e lo staff dell’ambulatorio erano al corrente dell’allocazione, ma non i pazienti e il personale di laboratorio che eseguiva i test.
  • Fonte del finanziamento: Australian Government Department of Health, National Health and Medical Research Council, Victorian, Department of Health and Human Services e New South Wales Ministry of Health.

 

Risultati principali

  • Prevalenza stimata di clamidia nei cluster di intervento: da P1= 5,0% (IC 95% 3,8-6,2) a P2= 3,4% (IC 95% 2,7-4,1) (differenza -1,6%, IC 95% da -2,9 a -0,3).
  • Prevalenza stimata di clamidia nei cluster di controllo: da P1= 4,6% (IC 95% 3,5-5,7) a P2= 3,4% (IC 95% 2,4-4,5) (differenza -1,1%, IC 95% da -2,7 a 0,5).
  • OR non aggiustata per la differenza tra cluster di intervento e di controllo= 0,9 (IC 95% 0,5-1,5)

Perché è importante

  • Quella da clamidia è l’infezione sessualmente trasmessa più comune nei Paesi ad alto reddito.
  • Lo screening dei giovani sessualmente attivi, anche se sintomatici, è spesso promosso allo scopo di prevenire la malattia infiammatoria pelvica, a sua volta causa di infertilità e gravidanze ectopiche.
  • Questo grande studio in un contesto real life non supporta l’efficacia di un programma di screening sui giovani adulti.