Cimo su caso Veneto, no a direzioni 'catena di montaggio'


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Roma, 24 gen. (AdnKronos Salute) - No a distretti sanitari diretti come catene di montaggio. "Affidare a un tecnico di questioni amministrative la gestione dei distretti sanitari anziché a chi ha forti competenze mediche è un errore e un danno gravissimo per il futuro della sanità pubblica, perché spalanca le porte alla gestione burocratica e industrializzata dei pazienti e delle cure". Il sindacato Cimo stigmatizza così la decisione della Aulss 6 Euganea (Veneto), che ha indetto un bando di concorso per l’incarico di direzione di due Distretti riservandolo al solo personale tecnico, professionale ed amministrativo, escludendo invece medici e sanitari.

Per Cimo questa scelta "oltre a certificare un approccio che estremizza il concetto di aziendalizzazione della sanità, porterebbe a creare Distretti a 'due velocità': quelli gestiti da professionisti della sanità e quelli diretti da altri profili tecnico-amministrativi. Quasi a sperimentare sulla pelle dei pazienti e del personale sanitario 'l’effetto che fa".

"Al direttore generale, che pure è medico con esperienza di direzioni sanitarie - si legge nella nota Cimo - sfugge probabilmente il concetto di governo clinico delle attività che sono demandate ai sanitari e non certamente ai manager tecnico-amministrativi; sfugge il concetto di percorsi clinico-assistenziali che coinvolge tutto il mondo sanitario dipendente e convenzionato; sfugge il concetto di prevenzione che non può essere certamente affidato ad un amministrativo; sfugge il concetto di setting assistenziale che non può essere delegato a figure non sanitarie. Per garantire la sicurezza delle cure, dunque, non riteniamo debbano essere riservati dei posti di direzione, blindati da un bando, ad avvocati, ingegneri, architetti, geologi, statistici, sociologi…per quanto geniali".

"Le funzioni di governance di un distretto sanitario, senza nulla togliere a chi ha diversa formazione da quella medica, hanno una valenza specifica e richiedono grande professionalità in questo ambito, come indicato anche dalla legge. Ma se si desidera offrire la salute solo come un 'prodotto' che sia sempre più performante quantitativamente e qualitativamente, affidandosi a chi non ha competenze sanitarie, è probabile che si sia scambiato il distretto per una catena di montaggio o uno stabilimento di Detroit".