Chirurgia del pancreas, età biologica o età anagrafica?

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

di Elena Riboldi (Agenzia Zoe)

 

Con l’invecchiamento della popolazione diventa sempre più frequente il caso in cui il chirurgo si trova davanti un paziente anziano o “grande anziano”. Si pone quindi il problema se l’età anagrafica costituisca di per sé un criterio che rende ineleggibile il paziente per interventi chirurgici maggiori. Uno studio italiano appena pubblicato sulla rivista Surgical Oncology suggerisce che gli esiti di un intervento importante come la pancreaticoduodenectomia di un ottantenne non sono dissimili da quelli di pazienti più giovani. È fondamentale però che l’intervento venga eseguito in un centro ad alto volume di attività.

Il 70% dei soggetti che ricevono una diagnosi di tumore del pancreas ha più di 65 anni. “Storicamente il carico considerevole di mortalità e morbilità postoperatoria dopo chirurgia pancreatica ha impedito che i pazienti anziani fossero sottoposti a resezione pancreatica per via dell’alto tasso di comorbidità e di un performance status ridotto rispetto a pazienti più giovani –scrivono gli autori dello studio – D’altra parte i più recenti avanzamenti nella gestione e nella terapia del tumore del pancreas, endoscopici, anestesiologici, chirurgici e farmacologici, e la centralizzazione della chirurgia pancreatica in centri ad alto volume hanno gradualmente permesso che individui di età avanzata diventassero candidati eleggibili per la pancreaticoduodenectomia”. Si è andati quindi ad analizzare l’esperienza di 10 centri ad alto volume di chirurgia pancreatica, situati nel Nord (Milano, Bologna, Verona) e nel Centro Italia (Firenze, Pisa, Roma).

L’analisi ha incluso 812 pazienti consecutivi sottoposti a pancreaticoduodenectomia tra il 2019 e il 2020. I pazienti di età uguale o superiore a 80 anni (n=81) sono stati abbinati mediante propensity score a pazienti più giovani. Il propensity score teneva conto di sette variabili: genere, punteggio ASA, trattamento neoadiuvante, posizionamento di stent biliare, tipo di approccio chirurgico (open, laparoscopico, robotico), resezione vascolare e tipo di lesione. Il matching è stato possibile per 70 ottuagenari.

Dopo matching non sono state riscontrate differenze nelle caratteristiche pre- ed intraoperatorie tra i pazienti con più o meno di 80 anni. I ricoveri in terapia intensiva erano più frequenti tra gli ottuagenari (50% contro 30%; P=0,01), presumibilmente per un atteggiamento prudenziale in linea con recenti evidenze che raccomandano l’ammissione di routine in terapia intensiva per almeno 48-72 ore nei pazienti anziani sottoposti a pancreatectomia. Anche se la mortalità ospedaliera era più alta per gli ottuagenari prima del matching (7,4% contro 2,9%; P=0,03), non è stata riscontrata una differenza statisticamente significativa dopo matching. La morbilità postoperatoria era confrontabile tra i gruppi. In base all’analisi multivariata l’età anagrafica non era un fattore prognostico di complicanze maggiori, a differenza di un punteggio ASA ≥3 (OR2,98 [95%CI 1,6-6,8]; P=0,009).

“I nostri dati suggeriscono che la pancreaticoduodenectomia negli ottuagenari è sicura e fattibile quando eseguita in centri ad alto volume – dicono gli autori, che concludono – Un’età più anziana di per sé non andrebbe considerata un criterio di esclusione per la pancreaticoduodenectomia, ma i pazienti anziani richiedono un’attenta valutazione preoperatoria per vagliare attentamente e misurare la riserva fisiologica e selezionare adeguatamente i pazienti idonei alla chirurgia e migliorare gli esiti postoperatori”.