Caso Venturi, il disagio dei medici


  • Adnkronos Salute
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Roma, 3 dic. (AdnKronos Salute) - La vicenda di Bologna, con l'Ordine dei medici che ha radiato l'assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi per il caso 'ambulanze senza medici', "è l'espressione del disagio dell'intera professione medica. Abbiamo proposto gli Stati Generali della professione, proprio al fine di esaminare la cosiddetta 'questione medica', che oggi si manifesta in maniera così eclatante", sottolinea in una nota il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli. "Non si tratta qui di entrare nel merito della decisione assunta dall'Ordine di Bologna - precisa - valutazione che la Fnomceo, per il suo ruolo istituzionale, e non conoscendone peraltro le motivazioni, non può fare in questa sede, ma di esaminare le motivazioni sociologiche e politico-professionali che ne hanno costituito i presupposti".

"I condizionamenti dettati da esigenze economiche nell0esercizio della professione medica - sottolinea Anelli - hanno portato ad uno stato di disagio diffuso tra i sanitari, senza che in alcuna maniera si provasse a porre rimedio. Abbiamo più volte denunciato le limitazioni sempre più cogenti all'autonomia professionale del medico e, sempre più spesso, abbiamo segnalato il subdolo tentativo di applicare il task shifting (il trasferimento delle competenze dal medico ad altri professionisti) nel nostro Paese, in particolare nel settore di emergenza-urgenza", ricorda.

"Abbiamo sempre dichiarato - continua Anelli - che la professione medica e quella infermieristica sono complementari e indispensabili per assicurare un'efficace assistenza. Nel delicatissimo campo dell'emergenza abbiamo più volte ribadito che la diagnosi non può che essere affidata al medico e che, quindi, anche nel soccorso avanzato dovremmo trovare un modello che valorizzi le due figure professionali, medico e infermiere, per assicurare al cittadino il massimo livello delle cure e dell'assistenza".

Oltretutto è stato avviato un gruppo di lavoro composto da rappresentanti della Fnopi, ossia della Federazione che rappresenta tutti gli Ordini della professione infermieristica, e la Fnomceo, per "elaborare un modello condiviso di interazione e collaborazione tra le due figure professionali, convinti - prosegue Anelli - che il dialogo sia l'unica via per costruire una sinergia tra professionisti e che il nostro denominatore comune sia la tutela del diritto alla salute dei cittadini". Accanto a tutto ciò, "bisogna riconoscere al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, e all'assessore Venturi la volontà di cambiamento attuata con la sottoscrizione del protocollo di intesa tra la Conferenza delle Regioni e la Fnomceo, che consente di avviare un confronto utile, oltreché necessario, per cogliere i suggerimenti e i bisogni di una professione, come quella medica, fondamentale per assicurare il diritto alla salute ai cittadini".

"Sarà proprio la Regione Emilia Romagna, dopo la Lombardia e insieme alla Liguria, il 19 dicembre - evidenzia il numero uno della Fnomceo - ad avviare il Tavolo di confronto tra gli Ordini e la Regione, su questi temi. Tra le questioni che saranno oggetto del confronto ci saranno infatti il ruolo professionale del medico e dell'odontoiatra, le competenze, l'indipendenza, l'autonomia e la responsabilità; l'elaborazione di iniziative in ordine alla prevenzione del fenomeno della violenza nei confronti degli operatori sanitari; il rispetto delle prerogative correlate con lo svolgimento di ruoli, all'interno dei sistemi sanitari regionali, delle Province autonome e delle Regioni (incarichi amministrativi di vertice, incarichi politici, partecipazione a Consigli di amministrazione, eccetera), non correlati alla cura diretta di pazienti o all'esercizio professionale medico".

Il protocollo rappresenta, secondo Anelli, lo strumento che "consente di coniugare l'autonomia degli Ordini in chiave deontologica con il diritto del professionista a partecipare alla vita politica del Paese. Infatti da un lato consideriamo valori irrinunciabili i principi della deontologia medica, e dall'altro non possiamo consentire che la professione sia considerata un limite alla partecipazione, da parte dei professionisti, alla vita politica, che è un valore altrettanto irrinunciabile".