Carcinoma mammario: tucidinostat + exemestane ritardano la progressione nella fase 3

  • Lancet Oncol

  • Miriam Davis, PhD
  • Univadis Clinical Summaries
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Conclusioni

  • L’aggiunta di tucidinostat (precedentemente chiamato chidamide) a exemestane prolunga la sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS) del 25% in una sperimentazione di fase 3 nel carcinoma mammario in stadio avanzato in post-menopausa positivo per i recettori ormonali (hormone receptor, HR), negativo per il recettore del fattore di crescita dell’epidermide umano 2 (human epidermal growth factor receptor 2, HER2).
  • Le tossicità più comuni di tucidinostat sono ematologiche.

Perché è importante

  • La prima sperimentazione di un inibitore dell’istone deacetilasi nel carcinoma mammario.
  • I risultati sono sufficientemente promettenti da portare a una nuova opzione terapeutica.

Disegno dello studio

  • Sperimentazione cinese di fase 3, randomizzata, in doppio cieco, condotta presso 22 centri, ACE di 365 donne che hanno subito recidiva o progressione della malattia dopo ≥1 terapia endocrina.
  • Le pazienti hanno ricevuto 25 mg di exemestane per via orale al giorno, con tucidinostat (30 mg per via orale due volte a settimana) o placebo.
  • Finanziamento: Chipscreen Biosciences.

Risultati principali

  • Follow-up mediano di 13,9 mesi.
  • L’aggiunta di tucidinostat ha determinato una PFS maggiore del 25% rispetto al placebo (7,4 mesi [IC 95%: 5,5–9,2] vs. 3,8 mesi [IC 95%: 3,7–5,5]; HR: 0,75; P=0,033).
  • La terapia aggiuntiva con tucidinostat ha ottenuto un maggior beneficio clinico (risposta obiettiva o malattia stabile di durata ≥25 settimane; 47% [IC 95%: 41%–53%] vs. 36% [IC 95%: 27%–44%]; P=0,034).
  • Tucidinostat era associato a una percentuale maggiore di tossicità ematologica di grado 3–4:
    • neutropenia (51% vs. 2% nel gruppo placebo);
    • trombocitopenia (27% vs. 2%);
    • leucopenia (19% vs. 2%).

Limiti

  • Studio limitato a donne cinesi.