Carcinoma della tiroide e indice di massa corporea: c’è correlazione?


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Un elevato indice di massa corporea (IMC) si associa a una maggiore aggressività dei tumori della prostata e della mammella. Ma cosa accade nel carcinoma differenziato della tiroide (DTC), altro tumore per cui l’obesità rappresenta un fattore di rischio? Secondo uno studio appena pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism la risposta non c’è associazione tra IMC e aggressività del DTC, né alla diagnosi né durante il follow-up.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa, coordinati dal Ferruccio Santini, presidente della Società Italiana di Obesità (SIO), ha preso in esame 1.058 pazienti consecutivi sottoposti a tiroidectomia totale. In base all'IMC, misurato in occasione del primo trattamento con iodio-131, i pazienti sono stati suddivisi nelle quattro classi (sottopeso, normopeso, sovrappeso e obeso) utilizzando i valori soglia consigliati dall’OMS. Il follow-up mediano dei pazienti è stato di 68 mesi.

Gli elementi considerati nello studio non sono risultati significativamente diversi nei quattro gruppi. Più precisamente, non c’erano differenze nelle dimensioni, nell’estensione extratiroidea, nella multifocalità e bilateralità, nella variante istologica del tumore e nel rischio di recidiva. I pazienti obesi avevano però una probabilità ridotta di avete una malattia in Stadio I rispetto ai pazienti normopeso e sovrappeso. Per quanto concerne la terapia con iodio-131, non c’erano differenze nell’attività del radioisotopo somministrato, nell’uptake e neppure nel numero di trattamenti. Infine, la risposta al trattamento al termine del follow-up è risultata del tutto paragonabile tra i gruppi.

“I nostri risultati indicano che, alla diagnosi di tumore della tiroide, l’effetto dell’indice di massa corporea sull’esito clinico della malattia, se è presente, è comunque minimo e in ogni caso meno rilevante di altre caratteristiche clinicopatologiche" affermano gli autori dello studio. "Perciò la valutazione post-chirurgica e la terapia del DTC andrebbero basate sulla classe di rischio applicata alla popolazione generale, senza tenere conto dell'IMC”.