Carcinoma della prostata - Linea guida edizione 2018


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Carcinoma della prostata - Linea guida edizione 2018

La maggior parte dei Registri Tumori rileva un aumento dell’incidenza del carcinoma prostatico, che attualmente, in molti Paesi occidentali, rappresenta il tumore più frequente nel sesso maschile 141-143.

In Italia il carcinoma della prostata è attualmente la neoplasia più frequente tra i maschi e rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età 144. Nel 2018 erano attesi circa 35.000 nuovi casi. L’incidenza del carcinoma prostatico ha mostrato negli ultimi decenni una costante tendenza all’aumento, particolarmente intorno agli anni 2000, in concomitanza con la maggiore diffusione del test del PSA quale strumento per lo screening opportunistico. A partire dal 2003 il trend di incidenza si è moderatamente attenuato, specie tra i 50 e i 60 anni. Come per altre neoplasie, l’incidenza fa registrare un gradiente Nord-Sud: rispetto ai 144,4 casi x 100.000/anno tra residenti del Nord-Italia, le regioni del Centro fanno infatti registrare un –3% (140,0/100.000) e quelle del Sud addirittura un –25% (109,00/100.000). Queste differenze oltre al diverso impiego del PSA come test di screening 144 sono probabilmente spiegabili con la differente incidenza di possibili fattori di suscettibilità e soprattutto, col diverso stile di vita, in particolare la dieta e il minore introito di fattori di tipo protettivo come gli antiossidanti. Nel 2015 nel nostro Paese si sono osservati 7.196 decessi per cancro prostatico (ISTAT), pur dovendo sottolineare che le comorbidità generalmente presenti nelle persone anziane possono rendere complesso separare i decessi per tumore della prostata da quelli con tumore della prostata. In considerazione della diversa aggressività delle differenti forme tumorali, il carcinoma prostatico, pur trovandosi al primo posto per incidenza, in Italia occupa il terzo posto nella scala della mortalità, nella quasi totalità dei casi riguardando maschi al di sopra dei 70 anni. Si tratta comunque di una causa di morte in costante moderata diminuzione (–1,9% per anno) da oltre un ventennio 144. A conferma del diverso ruolo giocato dall’anticipazione diagnostica, legata ad una più elevata quota di sovra-diagnosi nell’Italia Settentrionale, rispetto al Centro e al Meridione, non si osservano sostanziali differenze di mortalità per questa neoplasia fra le varie aree del Paese, con livelli assestati su 30-35 decessi ogni 100.000 abitanti/anno, leggermente superiori nel meridione 144.

La  sopravvivenza  dei  pazienti  con carcinoma  prostatico, non considerando la mortalità  per  altre  cause, è  attualmente attestata al 91,4% a 5 anni dalla diagnosi, in costante e sensibile crescita 144. Il principale fattore correlato a questa tendenza temporale è dato dall’anticipazione diagnostica e dalla progressiva diffusione dello screening opportunistico, comportante evidentemente una quota di sovradiagnosi, peraltro con distribuzione disomogenea sul territorio nazionale. A ciò è ascrivibile, per la sopravvivenza, un gradiente Nord-Sud presente nel Paese (intorno al 92% al Nord, al 91% al Centro e 88% al Sud; dati standardizzati per età) 144. Infine, per quanto riguarda i dati di prevalenza riferiti al nostro paese, si stima che tra gli uomini che convivono con una pregressa diagnosi di neoplasia, 458.000 di essi, pari a circa il 30%, abbia ricevuto una pregressa diagnosi di carcinoma prostatico. Il 55% di queste diagnosi è stato formulato da meno di 5 anni e il 14% da più di 10 anni. La maggior parte delle diagnosi viene formulata in individui di età avanzata (6811 casi ogni 100.000 ultrasettantacinquenni). La quota di gran lunga maggiore dei pazienti è presente al Nord (1.428 casi ogni 100.000 abitanti nel Nord-Ovest, 1395 nel Nord-Est) rispetto al Centro (1015) e al Sud (588) 144 - Continua a leggere scaricando il documento completo in formato PDF