Carcinoma a cellule renali metastatico, se la terza linea non funziona è bene tentare ancora

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Elena Riboldi (Agenzia Zoe)

 

Uno studio italiano dimostra che i pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico (mRCC) che progrediscono a nivolumab e cabozantinib, i farmaci raccomandati come terza linea di terapia, hanno esiti migliori quando viene loro offerto un trattamento sistemico attivo invece delle sole cure palliative. Lo studio Meet-Uro 19BEYOND, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Medicine, suggerisce che sia sorafenib che everolimus sono opzioni di trattamento praticabili in questo contesto.

“A molti pazienti con mRCC viene offerto un trattamento oltre la terza linea, tuttavia non si sa quale sia la terapia ottimale per la quarta linea e quelle successive – scrivono gli autori dello studio – Il contesto della quarta linea non è stato esplorato in modo approfondito e i dati vengono soprattutto da studi retrospettivi che non includono i pazienti che sono progrediti a nivolumab e cabozantinib”.

Per colmare questo gap di informazioni, sono stati analizzati i casi di 50 pazienti trattati prima dell’approvazione della combinazione di anti-PD-1 come prima linea di terapia, confrontando gli esiti ottenuti con trattamenti attivi e con cure di supporto. Dopo la progressione a nivolumab e cabozantinib, al 57,1% dei pazienti sono stati offerti trattamenti attivi (principalmente everolimus e sorafenib), mentre il 42,9% ha ricevuto le migliori cure palliative disponibili. L’OS mediana era 13 mesi (95%CI 4 mesi - non raggiunta) nel gruppo dei pazienti che hanno ricevuto il trattamento attivo e 3 mesi (95%CI 2-4 mesi) nei pazienti assistiti con le cure palliative; la differenza nella sopravvivenza era statisticamente significativa (P=0,001). I pazienti trattati con sorafenib avevano un migliore controllo della malattia rispetto ai pazienti trattati con everolimus (malattia stabile 71,4% contro 16,7%, progressione 14,3% contro 58,3%; P=0,03), tuttavia non vi erano differenze significative nella sopravvivenza livera da progressione e nella sopravvivenza globale e le dimensioni del campione non consentono di trarre conclusioni sul farmaco con efficacia superiore.

“A nostra conoscenza questa è la prima analisi retrospettiva che include pazienti pretrattati con nuovi agenti come cabozantinib e nivolumab – sottolineano gli autori che concludono – Fornisce una prova ulteriore dei benefici della quarta linea e oltre di terapie sistemiche”. Saranno necessari ulteriori studi per identificare la combinazione di farmaci ottimale, la tempistica di somministrazione appropriata e la migliore sequenza terapeutica nel carcinoma a cellule renali metastatico.