Canta che ti passa, i benefici del bel canto sul long Covid

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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La qualità della vita e la mancanza di respiro di chi soffre di sequele respiratorie da long Covid possono essere migliorate da un training basato sulle tecniche vocali del canto lirico, persino quando questa attività viene insegnata online.

Lo afferma uno, pubblicato su Lancet Respiratory Medicine, dai ricercatori dell'Imperial College di Londra che hanno analizzato l'uso del programma ENO Breathe, sviluppato dall'English National Opera (ENO) e dagli pneumologi dell'Imperial College Healthcare NHS Trust. Il programma prevede l'uso di tecniche di canto per migliorare il benessere dei pazienti con dispnea persistente dovuta a COVID-19, dura sei settimane ed è guidato da cantanti professionisti.

Prima di procedere con la rieducazione della respirazione, i pazienti vengono sottoposti a un colloquio di 20 minuti per raccogliere l’anamensi e i sintomi, seguito da sei sessioni di gruppo di un'ora a settimana. Non è richiesta alcuna esperienza o interesse per il canto.

Lo studio, randomizzato e controllato in singolo cieco, ha reclutato 150 partecipanti (con età media di 49 anni, 81% donne), assegnati in modo casuale alla partecipazione al programma ENO Breathe (74 partecipanti) o all'assistenza abituale (76 partecipanti). Tutti lamentavano dispnea, con o senza ansia, ad almeno quattro settimane dall'esordio dei sintomi.

I risultati sul benessere fisico e mentale sono stati raccolti con il questionario RAND-36, uno strumento validato per la misurazione della qualità della vita, a sei settimane dall’inizio della sperimentazione.

Gli outcome secondari includevano il punteggio al test di valutazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva, la scala analogica visiva (VAS) per la dispnea e la scala a 7 voci del disturbo d'ansia generalizzato.

Il gruppo dei «cantanti» ha mostrato riduzione di 10,48 punti (su 100) del fiato corto durante la corsa rispetto ai controlli. Inoltre, i partecipanti al programma ENO Breathe hanno registrato un miglioramento di 2,42 punti nella componente mentale della qualità della vita.

I benefici sono proporzionali all’impegno dedicato, ovvero alla regolarità nella ripetizione degli esercizi, basati essenzialmente sul cosiddetto respiro diaframmatico con appoggio, sulla proiezione della voce e sul controllo dell’emissione del fiato, tutte tecniche ben note a chi canta musica classica.

 

Benefici a vasto raggio

«Non è la prima volta che le tecniche del bel canto si rivelano utili per la riabilitazione respiratoria» spiega Sergio Harari, responsabile della Pneumologia e del Laboratorio di fisiopatologia respiratoria ed emodinamica polmonare dell’ospedale San Giuseppe Multimedica di Milano. «Di fatto, sono le stesse che si utilizzano in alcune forme di riabilitazione respiratoria, con una componente ludica in più che ne migliora l’efficacia e la compliance».

Secondo una revisione sistematica pubblicata nel 2018 su Journal of Voice, il canto è un ottimo allenamento fisico. «È stato dimostrato che il canto induce numerosi cambiamenti fisiologici» spiegano gli autori. «Il sistema cardiorespiratorio viene utilizzato durante l'allenamento costante al canto, con conseguente potenziamento dei muscoli respiratori e ottimizzazione della modalità di respirazione. Inoltre, il canto può causare cambiamenti nei neurotrasmettitori e negli ormoni, tra cui l'aumento dell'ossitocina, dell'immunoglobulina A e delle endorfine, che migliorano la funzione immunitaria e aumentano la sensazione di benessere soggettivo».

Insieme alle modificazioni a livello respiratorio in termini di capacità polmonare e muscolatura respiratoria, il canto agisce sul sistema circolatorio modulando l'aritmia sinusale respiratoria (RSA). L'RSA è un fenomeno fisiologico particolare in cui l'espirazione aumenta la tensione del nervo vago che si traduce in un prolungamento del ciclo P-P sinusale e viceversa.

La RSA può accelerare efficacemente gli scambi gassosi polmonari facendo coincidere la ventilazione alveolare e la perfusione capillare, e risparmiare così l'energia del sistema cardiorespiratorio sopprimendo i battiti cardiaci non necessari e la ventilazione inefficace durante l'espirazione.

«Non dimentichiamo anche i benefici di tipo cognitivo, legati al rilascio di neurotrasmettitori che modulano le reazioni ansiose e che riducono il rilascio di cortisolo» spiega Alice Mado Proverbiop, docente di psicobiologia ed esperta di neuropsicologia della musica all’Università di Milano Bicocca. «A ciò si aggiunge il fatto che si tratta di un’attività che in genere si fa in gruppo, e quindi si ottengono anche i benefici già noti derivanti dalla creazione di legami sociali».

Per i pazienti con long Covid (ma non solo) in cui la componente ansiosa e lo stress legato alla pandemia possono fungere da fattore aggravante la sintomatologia, la prescrizione del canto corale potrebbe essere molto utile per la gestione dei diversi disturbi, magari accoppiata a qualche lezione di tecnica vocale somministrata da un professionista del settore. E per i medici che si trovano di fronte a un numero crescente di casi di pazienti con dispnea da lieve a moderata e con scarso accesso ai servizi territoriali di riabilitazione respiratoria, si tratta di uno strumento terapeutico utile, a basso costo e relativamente semplice da raggiungere.