Cancro del colon retto: la relazione complessa tra età, storia familiare e prognosi


  • Paolo Spriano
  • Uniflash
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La storia familiare di carcinoma del colon-retto (CCR) rappresenta un fattore di rischio consolidato per il suo sviluppo, mentre l'impatto della storia familiare sulla prognosi non è chiaro (1). 

Il carcinoma del colon-retto è il terzo tumore più comune e la seconda causa di morte per cancro al mondo. La sopravvivenza è aumentata nel corso degli anni e la prognosi è associata all'età alla diagnosi, allo stadio del cancro, al grado e al trattamento sia negli uomini che nelle donne.  Circa il 75% dei pazienti con CCR ha una malattia sporadica senza evidenza di averla ereditata. Il restante 10-30% dei pazienti ha una storia familiare di CCR che suggerisce un contributo ereditario, esposizioni comuni o fattori di rischio condivisi tra i membri della famiglia o una combinazione di entrambi (2). I soggetti con un parente di primo grado interessato (ad es. storia familiare positiva) hanno un rischio da 2 a 4 volte di sviluppare il cancro rispetto agli individui con una storia familiare negativa (3); tuttavia, l'associazione tra storia familiare e prognosi non è ben definita. 

Familiarità e rischio per CCR

I primi studi sulla storia familiare del CCR (4) sono stati quelli delle famiglie dello Utah che hanno riportato una percentuale più alta di decessi per CCR (3,9%) tra i parenti di primo grado di pazienti morti per CCR rispetto a quelli con controlli corrispondenti all'età (1,2%). Da allora questa differenza è stata replicata in numerosi studi che hanno costantemente scoperto che i parenti di primo grado dei casi affetti avevano un rischio doppio o triplo di CCR (2).  Il numero di familiari affetti e l'età alla diagnosi della neoplasia sono correlati al rischio di CCR. Negli studi che riportano più di un parente di primo grado con CCR, il rischio relativo (RR) è uguale a 3,76 (IC 95%, 2,56-5,51) ed è più elevato quando il caso indice è diagnosticato in soggetti di età > 60 anni (RR, 1,82; IC 95%, 1,47-2,25). Quando la storia familiare include due o più parenti con CCR, la possibilità di una sindrome genetica aumenta notevolmente (2). 

Numerose evidenze mostrano una migliore sopravvivenza in pazienti con diagnosi di CCR ereditaria non polipoide (ad es. Sindrome di Lynch) a causa sia del tipo di sorveglianza che di neoplasia (6). Tuttavia, ci sono prove contrastanti per l'associazione tra rischio familiare e sopravvivenza oltre le sindromi altamente penetranti.

Età, storia familiare e prognosi

L’età alla diagnosi di CCR dimostra un’associazione positiva alla prognosi, con i pazienti giovani che hanno una prognosi migliore rispetto ai loro colleghi più anziani (5), nonostante la stadiazione peggiore, ma pochi studi hanno esplorato l'interazione tra l'età al momento della diagnosi e la storia familiare con risultati contrastanti (1). 

Un recente studio ha analizzato i dati presenti nel Swedish Colorectal Cancer Registry (SCRCR) e ha identificato 31801 con una diagnosi di CCR nel periodo 2007-2016 sui quali sono stati stimati i tassi di mortalità in eccesso (EMRR) per sopravvivenza relativa e il rischio (HR) per sopravvivenza libera da malattia.  Non è stata trovata alcuna associazione tra storia familiare e sopravvivenza relativa (EMRR = 0,96, IC al 95%: 0,89–1,03, P  = 0,21) o sopravvivenza libera da malattia (HR = 0,98, IC al 95%: 0,91–1,06, P  = 0,64). 

L’analisi ha evidenziato che l'età modificava l'impatto della storia familiare sulla prognosi. I pazienti giovani (P  = 0,004) e un eccesso di mortalità inferiore anche dopo aggiustamento per stadio della neoplasia (EMMR = 0,63, IC al 95%: 0,47-0,84, P = 0,002). I risultati non sono cambiati dopo l'esclusione di possibili pazienti Lynch, nei quali è dimostrata la buona prognosi (6). 

Questo studio suggerisce per i giovani pazienti consapevoli della loro storia familiare per CCR l’adozione di comportamenti sani (ad es. screening opportunistico) e/o apportare cambiamenti nello stile di vita, come ridurre il fumo e l'assunzione di carne rossa, che a loro volta sono sinergici nel migliorare la prognosi (1). La strategia sembra ulteriormente supportata dai risultati che mostrano una prognosi migliore nella sopravvivenza libera da malattia nei giovani pazienti con anamnesi familiare rispetto a quelli senza anamnesi familiare, cioè quando i pazienti sono stati classificati con una storia familiare positiva solo se la diagnosi è successiva a quella di un parente.

Studi futuri saranno necessari per valutare se i pazienti più giovani con una storia familiare positiva per CCR hanno maggiori probabilità di adottare comportamenti sani quando diventano consapevoli di essere a rischio di sviluppare il cancro a causa della loro storia familiare.