Canaglifozina riduce i rischi per cuore e reni nei pazienti diabetici e nefropatici


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti con diabete di tipo 2 e nefropatia, il trattamento con canaglifozina riduce il rischio di eventi cardiovascolari (CV) e di insufficienza renale rispetto al placebo a un follow-up di 2,6 anni.

Descrizione dello studio

  • Nello studio in doppio-cieco e randomizzato sono stati coinvolti pazienti con diabete di tipo 2 e nefropatia cronica con albuminuria.
  • I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi e trattati con l’inibitore orale di SGLT2 canagliflozina (100 mg/die) o placebo.
  • Tutti i partecipanti avevano una velocità stimata di filtrazione glomerulare (eGFR) compresa tra 30 e 2 e un livello di albuminuria (rapporto albumina [mg] su creatinina [g], da >300 a 5.000) ed erano in trattamento con bloccanti del sistema renina-angiotensina.
  • L’esito primario era un composito di nefropatia in stadio terminale (dialisi, trapianto o eGFR costantemente
  • Fonte di finanziamento: Janssen Research and Development.

Risultati principali

  • Lo studio è stato interrotto precocemente dopo un’analisi ad interim su raccomandazione del comitato di monitoraggio dei dati e della sicurezza.
  • Al momento dell’interruzione, erano stati sottoposti a randomizzazione 4.401 pazienti, con un follow-up mediano di 2,62 anni.
  • Il rischio relativo per l’esito primario è risultato del 30% più basso nel gruppo canagliflozina che nel gruppo placebo, con tassi di eventi pari a 43,2 e 61,2 per 1.000 anni-paziente, rispettivamente (HR 0,70; P=0,00001).
  • Il rischio relativo dell’esito composito specifico per il rene e composto da nefropatia in stadio terminale, raddoppio dei livelli sierici di creatinina o decesso per cause renali è risultato del 34% più basso (HR 0,66; P
  • Nel gruppo canagliflozina è stato inoltre osservato un minor rischio di decesso cardiovascolare, infarto del miocardio o ictus (HR 0,80; P=0,01) e di ricovero in ospedale per scompenso cardiaco (HR 0,61; P
  • Non sono emerse differenze significative nei tassi di amputazione o frattura.

Limiti dello studio

  • Lo studio è stato interrotto precocemente dopo un’analisi ad interim pianificata.
  • Non sono stati misurati i livelli di eGFR in assenza di trattamento nei pazienti che avevano completato lo studio.
  • I criteri di esclusione adottati limitano la generalizzabilità dei risultati.

Perché è importante

  • Il diabete di tipo 2 è tra le principali cause di insufficienza renale a livello globale.
  • Studi di tipo cardiovascolare suggeriscono che l’uso di inibitori di SGLT2 possano migliorare gli esiti renali in pazienti con diabete di tipo 2.
  • Mancano studi a lungo termine per verificare il legame tra uso di tali farmaci e gli esiti in pazienti con diabete di tipo 2 e nefropatia.