Brindisi, corruzione e truffa a sistema sanitario, arrestati 4 imprenditori e un medico

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Brindisi, 26 ott. (Adnkronos Salute) - Utilizzo inappropriato, eccessivo ed ingiustificato di dispositivi medici impiantabili (stent aorto-coronarici e cateteri dilatatori coronarici) nel reparto di Cardiologia dell'ospedale 'Perrino' di Brindisi. E’ quanto hanno accertato i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni sanità di Taranto, coadiuvati da militari dei Comandi Provinciali dell'Arma di Brindisi, Bari e Matera, che stamane hanno eseguito un’ordinanza cautelare degli arresti domiciliari a carico di cinque persone (quattro imprenditori nel settore sanitario ed un medico in servizio nella Asl di Brindisi), ritenuti responsabili dei reati di corruzione continuata e, a carico del solo medico, di truffa aggravata e di false attestazioni nell’utilizzo del cosiddetto marcatempo sul luogo di lavoro. Le indagini sono state avviate nel 2020.

I provvedimenti sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, su richiesta della Procura della Repubblica. In particolare, l’attività investigativa, consistita in attività tecniche, servizi di osservazione, controllo e pedinamento, acquisizione di una documentazione amministrativa e contabile voluminosa nonché mediante l’ascolto di numerose persone informate sui fatti, ha riscontrato la probabile esistenza di rapporti affaristici e corruttivi tra il medico e gli imprenditori di aziende fornitrici di protesi cardiovascolari, i quali avrebbero fornito gli impianti di dispositivi medici in cambio di danaro e altre utilità, così danneggiando l’Asl, che avrebbe sborsato somme elevate per l’acquisto di protesi che non sarebbero state necessarie. Quindi, si ritiene che probabilmente i dispositivi sarebbero stati utilizzati in misura sproporzionata ed inappropriata rispetto alle esigenze cliniche ed operative di reparto.

Inoltre, nel corso dell’attività investigativa è stato possibile riscontrare che lo stesso specialista si sarebbe assentato con particolare frequenza dal posto di lavoro senza apparenti giustificazioni, anche al fine di effettuare attività di libera professione durante l’orario di servizio.Infine, il gip del tribunale, su richiesta del pubblico ministero inquirente, ha emesso anche un decreto di sequestro preventivo per equivalente pari alla somma di 4.264,99 euro nei confronti del medico cardiologo indagato.