Boom disturbi neuropsichici in giovanissimi, fino a 20% colpiti


  • Adnkronos Sanità
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Roma, 17 dic. (AdnKronos Salute) - Crescono i disturbi psichici e neuropsichici nell'età pediatrica. Problemi che coinvolgono fino al 20% della popolazione tra 0 e 17 anni. E aumentano i ragazzi con questi problemi in fase acuta nei pronto soccorso italiani. Il dato emerge dal 'Libro Bianco' realizzato dalla Fiarped, Federazione italiana delle associazioni e società scientifiche dell'area pediatrica, presentato oggi al ministero della Salute, frutto del contributo di 34 società scientifiche e associazioni che operano nel mondo del bambino e della sua salute. Il risultato è un documento dettagliato per ciascuna area specialistica, dal quale emergono alcuni problemi comuni a tutte le aree.

"Le patologie neuropsichiatriche in adolescenza sono in crescita - spiega Antonella Costantino, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (Sinpia) - Ma aumenta soprattutto la richiesta di aiuto da parte dei ragazzi nei pronto soccorso: in Lombardia, per esempio, si registra una crescita del 20%. Questo anche perché è cambiata la sintomatologia. Si registrano più tentativi di suicidio, tagli, azioni autolesioniste o uso di sostanze che rappresentano anche un tentativo di autocura, ma che in realtà peggiorano il problema nel tempo. Oppure rabbia o violenza. L'aumento non riguarda solo gli adolescenti, ma tutte le fasce d'età pediatrica. Sono cambiati i sintomi, le caratteristiche dei disturbi, sono cambiate anche le famiglie, la loro capacità di controllo. E la società. Ma a fronte della crescita dei casi, la disponibilità dei servizi per questo tipo di disturbi è molto bassa: riesce a entrare solo un bambino su due".

Sempre in tema di servizi, sottolineano gli specialisti, "l'Italia ha ottimi modelli e buone normative, però non sempre applicate, e vi sono ampie disuguaglianze intra e inter-regionali. In alcune regioni mancano i reparti per i ricoveri e le strutture semiresidenziali e residenziali terapeutiche, nonché a volte anche gli stessi servizi territoriali o il personale, o non sono comunque previste tutte le figure multidisciplinari necessarie per i percorsi terapeutici". Per le attività riabilitative, in alcune regioni la scarsità di risorse fa sì che molti utenti e famiglie restino in lista d'attesa per mesi o addirittura anni, in particolare per quanto riguarda i percorsi terapeutici e riabilitativi, le situazioni di minore complessità e gravità e i percorsi psicoterapeutici e psicoeducativi, e che solo un utente su due riesca ad accedere ai servizi territoriali di Npia per il percorso diagnostico e uno su tre riesca a ricevere un intervento terapeutico-riabilitativo adeguato.

Tra le criticità emergenti, al compimento della maggiore età i pazienti in carico ai servizi di neuropsichiatria infantile dovrebbero venire indirizzati ad analoghi servizi sanitari per l'adulto. In realtà, in circa due terzi dei casi non sono previsti servizi per l'adulto che garantiscano adeguate risposte sanitarie: è il caso delle persone con disturbi specifici di apprendimento, e ancor più delle persone con disabilità o con autismo. Assai difficoltoso è anche il passaggio verso i servizi di psichiatria dell'adulto per gli adolescenti con disturbi psichici gravi: mancano procedure standardizzate e la transizione riesce ad avvenire solo per pochi utenti, con il rischio di un vero e proprio abbandono dell'utente e della sua famiglia.

Il Libro Bianco raccoglie i 'nodi' legati ai diversi settori. Per le cure palliative pediatriche - oltre ad una mancanza di formazione per i medici- come emerge dal Rapporto al Parlamento - a 9 anni di distanza dalla legge solo 3 Regioni (Basilicata, Liguria, Veneto) e le due Province autonome di Trento e Bolzano e la Provincia di Pordenone hanno un'effettiva assistenza domiciliare pediatrica specialistica per le cure palliative. Tre hospice pediatrici sono oggi attivi sul territorio nazionale (quello delle regioni Veneto, Basilicata e Piemonte) mentre 6 sono in fase di costruzione/attivazione in Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Lazio e Toscana (dove è già attivo un posto letto-struttura residenziale di leniterapia).

Cinque Regioni (Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Molise) non hanno una reale e attiva organizzazione per le cure palliative e la terapia del dolore in età pediatrica. In altre regioni, dove la rete è stata strutturata secondo la normativa, risulta comunque parziale, senza garanzia di continuità e prevalentemente centrata sull'assistenza ospedaliera. Per quanto riguarda le malattie genetiche e metaboliche, nonostante il recente incremento esponenziale delle diagnosi (anche grazie all'estensione dello screening neonatale allargato) si registra una scarsa disponibilità di specialisti esperti in questo settore che possano far fronte a necessità cliniche anche con carattere di urgenza.

Nell'ambito dell'emergenza-urgenza, viene segnalata invece la mancata attuazione di percorsi clinici specifici e adeguati per i pazienti pediatrici e neonatali sia nel campo peri-operatorio che di terapia intensiva e dell'urgenza. In particolare, in alcune regioni non è disponibile il pronto soccorso pediatrico, mentre in molte altre la mancata disponibilità di molte strutture a sottoporre ad anestesia generale pazienti al di sotto dell'età scolare riduce la possibilità di offrire assistenza in ambito chirurgico e ortopedico.

Nell'ambito della chirurgia pediatrica viene anche segnalata confusione tra attività di Day surgery e chirurgia ambulatoriale e un proliferare incontrollato e mancante di una corretta pianificazione condivisa delle unità di chirurgia pediatrica sul territorio nazionale.