Batterio buono intestino possibile scudo contro Parkinson


  • Adnkronos Salute
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Milano, 14 gen. (Adnkronos Salute) - Sono compagni di vita invisibili e sanno come rendersi utili. Amici della salute dell'apparato digerente, i batteri dell'intestino negli ultimi tempi finiscono sempre di più sotto la lente degli scienziati. Un team delle università di Edimburgo e Dundee ha scoperto una nuova dote di un comune germe che abita nella pancia degli esseri umani: sembra sia in grado di rallentare - e forse persino invertire, ipotizzano gli autori della nuova ricerca - l'accumulo di una proteina associata al Parkinson. Una dote preziosa, perché potrebbe avere una valenza protettiva contro la malattia neurodegenerativa. Lo studio, pubblicato su 'Cell Reports' e finanziato dalle organizzazioni Parkinson's Uk ed Embo e dalla Commissione Europea, affonda le radici nella precedente ricerca che collega la funzione cerebrale ai batteri intestinali.

Condotto su nematodi modello della malattia, il lavoro ha permesso di identificare un probiotico (sono i batteri buoni) che impedisce la formazione di quei grovigli tossici che affamano il cervello di dopamina, sostanza chimica chiave per il movimento. La scoperta potrebbe aprire la strada a studi futuri finalizzati a valutare l'impatto di eventuali integratori a base di probiotici sulla malattia. Nel cervello delle persone con Parkinson, la proteina alfa-sinucleina si ripiega male e si accumula, finendo col formare grumi tossici associati alla morte delle cellule nervose responsabili della produzione di dopamina. La perdita di queste cellule provoca i sintomi motori del morbo di Parkinson, tra cui tremori e lentezza dei movimenti.

I ricercatori hanno usato nematodi modificati per produrre la versione umana dell'alfa-sinucleina che forma grumi. Hanno alimentato i vermi con diversi tipi di probiotici da banco per vedere se i batteri al loro interno potevano influenzare la formazione di grovigli tossici. E hanno scoperto che il probiotico Bacillus subtilis ha avuto un effetto protettivo contro l'accumulo della proteina e ha anche eliminato alcuni dei grumi proteici già formati. La conseguenza è stata un miglioramento dei sintomi nei nematodi.

Altri studi sui topi avevano già evidenziato un effetto simile del microbioma intestinale. I dati emersi "offrono l'opportunità di studiare come il cambiamento dei batteri che compongono il nostro microbioma intestinale influenzi il Parkinson - commenta Maria Doitsidou, ricercatrice principale del Center for Discovery Brain Sciences dell'università di Edimburgo - I prossimi passi saranno confermare i risultati nei topi, e a seguire studi clinici accelerati, poiché il probiotico testato è già disponibile in commercio".