Atorvastatina e ototossicità da cisplatino


  • Paolo Spriano
  • Uniflash
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Le statine o inibitori della 3-idrossi-metilglutaril coenzima-A (HMG-CoA) reduttasi sono una potente classe di farmaci inibitori della sintesi del colesterolo e un pilastro della terapia di prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari aterosclerotiche (1). 

In questi anni prove crescenti hanno suggerito che le statine, oltre alla capacità di abbassare il colesterolo-LDL, inibiscono la prenilazione delle proteine, un importante processo biologico che media l'interazione proteina-proteina e l'ancoraggio delle proteine ​​della membrana cellulare. La capacità delle statine di inibire gli isoprenoidi, metaboliti importanti nella via di prenilazione delle proteine, spiega i loro effetti pleiotropici indipendenti dai lipidi e tra questi: la stabilizzazione della placca e dell’omeostasi endoteliale; gli effetti antinfiammatori, antiossidanti, antiproliferativi e immunomodulanti; la normalizzazione del deflusso simpatico; e la prevenzione dell'aggregazione piastrinica (2). Gli effetti pleiotropici delle statine hanno consentito di indirizzare la ricerca in più domini di trattamento, anche in campo oncologico (3).

Il cisplatino e la sua tossicità

Il cisplatino è tra i farmaci antitumorali più efficaci e ampiamente utilizzati in campo oncologico. E’ utilizzato per trattare una grande varietà di neoplasie solide, tra cui le neoplasie testicolari, ovariche, vescicali, cervicali, tumori di testa/collo e numerosi altri tumori maligni. L’efficacia d’impiego del cisplatino in oncologia ha portato ad un miglioramento delle curve di sopravvivenza dei pazienti trattati nel mondo e un crescente interesse clinico e di ricerca sul tema della sopravvivenza e qualità di vita dei lungo sopravviventi (4). 

Il cisplatino presenta alcune tossicità significative, tra cui nefrotossicità, neurotossicità, mielosoppressione e ototossicità. Oltre il 50% dei pazienti sottoposti a terapia con cisplatino acquisisce una ipoacusia neurosensoriale (5), con compromissione delle proprie capacità di comunicazione interpersonale. La perdita d'udito correlata al cisplatino è permanente ed attualmente non esistono terapie specifiche approvate dalle agenzie regolatorie per ridurla o prevenirla.

Statine e udito

Nell’uomo, l'uso di statine è associato a un miglioramento della funzione uditiva nei soggetti anziani, a migliore sensibilità uditiva nei soggetti con ipoacusia indotta dal rumore e a riduzione del tinnito.  Le statine come agenti otoprotettivi hanno una base di evidenze che ne associa l’uso ad una riduzione di perdita dell'udito causata da vari di fattori di stress dell'orecchio interno che possono altrimenti provocare danni permanenti (6).

Atorvastatina e ototossicità da cisplatino 

Uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation (7) ha valutato il potenziale dell'uso concomitante di statine durante la chemioterapia per ridurre o prevenire la perdita dell'udito indotta da cisplatino in pazienti sottoposti a terapia con cisplatino nel trattamento di 277 pazienti con una neoplasia di testa/collo.

I dati dei test dell'udito erano ottenuti prima e dopo la terapia con cisplatino utilizzando due scale di ototossicità validate: Common Terminology Criteria for Adverse Events(CTCAE) e TUNE. E’ stata comfrontata l'incidenza e la gravità della perdita dell'udito indotta da cisplatino tra i pazienti che assumevano una statina rispetto a quelli che non la assumevano. L’end point primario era definito dall'incidenza del cambiamento uditivo definito dal CTCAE, basato sul calcolo del cambiamento delle soglie uditive ("spostamenti di soglia") tra il basale e gli audiometrici post-trattamento. Lo studio ha evidenziato che una significativa perdita dell'udito si è verificata nel 48% dei soggetti, in linea con quanto già segnalato in letteratura. Le variazioni di soglia, a frequenze uguali o superiori a 4 kHz, sono state significativamente ridotte nei i soggetti che assumevano statine rispetto a soggetti non trattati (P P 

Pertanto l’atorvastatina si è dimostrata un farmaco poco costoso, con un buon profilo di sicurezza e una promettente scelta terapeutica per ridurre la perdita dell'udito indotta dal cisplatino in soggetti adulti e questo senza ridurre l'efficacia del cisplatino.