Aspirina quotidiana associata a minor rischio di tumore al fegato nei pazienti con epatite B


  • Cristina Ferrario - Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In uno studio nazionale osservazionale svolto a Taiwan su pazienti con epatite B cronica, l’assunzione giornaliera di aspirina è risultata associata a una riduzione del 29% nel rischio di carcinoma epatocellulare (HCC) rispetto alla mancata assunzione.
  • Età avanzata, genere maschile e cirrosi sono invece risultate associate a incremento del rischio.

Descrizione dello studio

  • Nello studio di coorte sono stati inclusi 10.615 pazienti con infezione cronica da virus dell’epatite B (HBV).
  • I pazienti del gruppo trattamento (n=2.123) hanno ricevuto una dose giornaliera di aspirina per 90 o più giorni e sono stati associati in rapporto 1:4 con 8.492 pazienti che non avevano mai ricevuto terapia antipiastrinica (gruppo non trattato).
  • Le principali misure di esito erano l’incidenza e il rischio (hazard ratio, HR) di HCC.
  • Fonte di finanziamento: Ministero della scienza e della tecnologia, Istituti nazionali per la ricerca sanitaria e Taichung Veterans General Hospital di Taiwan.

Risultati principali

  • La maggior parte dei pazienti inclusi nell’analisi (72,4%) era composta da uomini e l’età media della popolazione di studio era di 58,8 anni.
  • A 5 anni, l’incidenza cumulativa di HCC è risultata significativamente inferiore nel gruppo trattato (5,20% vs 7,87%; P
  • Nell’analisi di regressione a variabili multiple, l’assunzione di aspirina è risultata associata in modo indipendente a una riduzione del rischio di HCC (HR 0,71; P
  • Anche l’uso di analoghi nucleotidici o nucleosidici (HR 0,54) o di statine (HR 0,62) hanno mostrato una correlazione con una riduzione del rischio di HCC.
  • Età più avanzata (HR 1,01 per anno), appartenenza al genere maschile (HR 1,75) e cirrosi (HR 2,89) sono invece risultate associate in modo indipendente all’incremento del rischio.

Limiti dello studio

  • Lo studio osservazionale non permette di determinare una relazione causale.
  • I risultati potrebbero non essere generalizzabili a pazienti più giovani di quelli arruolati nello studio.
  • Mancano dati di laboratorio dettagliati come per esempio la carica virale.
  • Alcuni pazienti hanno interrotto l’assunzione di aspirina nel corso dello studio.

Perché è importante

  • Il carcinoma epatocellulare rappresenta la seconda causa di morte oncologica nel mondo e servono nuove strategie per prevenirlo in modo efficace.
  • Queste strategie sono particolarmente importanti in pazienti con infezione da HBV, uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo della neoplasia, dal momento che tali pazienti spesso non possono utilizzare trattamenti antivirali.