Asma grave eosinofila, i monoclonali utili anche nei bambini

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • In individui con asma grave eosinofila tra i 6 e i 17 anni, l’aggiunta di mepolizumab alle cure indicate dalle linee guida ha diminuito le esacerbazioni rispetto al placebo, anche se l’effetto è più ridotto di quello ritrovato negli adulti.
  • Le diverse informazioni emerse dallo studio, tra cui quelle derivanti da un’analisi trascrittomica, potrebbero essere utili per la cura dell’asma e per gli studi futuri.

Una terapia con l’anticorpo monoclonale mepolizumab in aggiunta alle cure normalmente raccomandate, ha diminuito rispetto al placebo gli attacchi di asma in un gruppo di bambini e adolescenti di diversa etnia residenti in quartieri disagiati con la malattia incline alle esacerbazioni. È quanto riporta uno studio pubblicato su Lancet, i cui risultati offrono diversi spunti di riflessione per la gestione di questi pazienti e per le ricerche future. Oltre a valutare la riduzione delle esacerbazioni, la cui entità è risultata comunque inferiore a quella evidenziata in pazienti adulti da studi precedenti, i ricercatori hanno condotto un’analisi trascrittomica delle secrezioni nasali dei partecipanti allo scopo di capire i meccanismi alla base della terapia. Sono riusciti così a identificare alcuni pathway infiammatori che contribuiscono al rischio di esacerbazioni nell’asma. “Le analisi trascrittomiche delle vie aeree hanno rilevato soprattutto pathway molecolari associate agli eosinofili e all’epitelio alla base delle risposte cliniche differenziali al mepolizumab e hanno indicato potenziali bersagli futuri per ridurre, in questi giovani ad alto rischio, il burden di malattia  in modo preciso ed efficace” scrivono.

MUPPITS-2, questo il nome dello studio, ha incluso un totale di 290 bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni affetti da asma con esacerbazione e con livelli di eosinofili nel sangue di almeno 150 cellule per μL, che vivevano in quartieri svantaggiati in diverse città degli Stati Uniti (il campione include 70% di afroamericani e 25% di ispanici, popolazioni di solito sottorappresentate nei trial clinici). I partecipanti, 248 dei quali hanno completato lo studio, sono stati randomizzati a ricevere, in aggiunta alle cure secondo le linee guida, iniezioni sottocutanee di mepolizumab (n=146; 6–11 anni alla dose di 40 mg; 12–17 anni 100 mg) o di placebo (n=144) una volta ogni 4 settimane per 52 settimane.

Il numero medio di esacerbazioni trattate con corticosteroidi sistemici nel periodo di studio è stato pari a 0,96 nel gruppo trattato e a 1,30 in quello che ha ricevuto il placebo. La conta degli eosinofili nel sangue si è ridotta con il farmaco (differenza dal basale di -299), ma non con il placebo. Non sono state invece notate differenze in altri esiti, tra cui la funzione polmonare e il punteggio sul Composite Asthma Severity Index.

Il trattamento è stato in generale ben tollerato. Le differenze tra i gruppi erano lievi, tranne che per i tassi di reazioni al sito di iniezione, più alti con il farmaco che con il placebo. Nel gruppo mepolizumab si è verificato un decesso a causa di un attacco di asma grave che ha portato ad arresto cardiaco.

Con il sequenziamento dell’RNA nei campioni di lavaggio nasali, effettuato al basale e poi alla fine delle 52 settimane, sono stati evidenziati 3 pathway associati agli eosinofili che si collegavano all’aumento del rischio di esacerbazioni nel gruppo placebo e venivano sottoregolati dal farmaco. Altri 5 pathway associati all’epitelio si collegavano invece al rischio di esacerbazione nel gruppo mepolizumab ed erano "up-regolati" proprio dalla terapia, mentre un sesto pathway collegato all’attivazione degli eosinofili e all’ipersecrezione di muco si associava al rischio di esacerbazioni in entrambi i gruppi e non veniva alterato dalla terapia.

“I risultati evidenziano l’importanza di studi clinici pediatrici ben potenziati per valutare le risposte al trattamento per farmaci biologici e altri interventi che sono stati inizialmente valutati negli adulti” scrivono, sottolineando la necessità di condurre le valutazioni anche in individui di diversa etnia a maggior rischio di morbilità e mortalità per asma. “Infine, il profilo trascrittomico delle vie aeree fornisce informazioni molecolari dettagliate su risposta e mancata risposta al trattamento, identificando così nuovi biomarcatori essenziali e meccanismi patologici” concludono.