Artrosi e artrite reumatoide: quanto conta la dieta?

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • La letteratura riguardo effetti della dieta sulle malattie reumatiche e muscoloscheletriche è eterogenea e si focalizza quasi esclusivamente su artrite reumatoide (AR) e osteoartrosi (OA).
  • Gli studi disponibili indicano che non c’è un fattore dietetico che migliori in modo rilevante gli esiti di queste malattie.

 

Una dieta varia ed equilibrata aiuta a mantenersi in salute e ha effetti benefici su alcune malattie, come quelle cardiovascolari. Stando alle conclusioni di una metanalisi condotta da un gruppo di reumatologi europei la dieta è però ininfluente sulla progressione delle malattie reumatiche e muscoloscheletriche (RMD). Questo dato non è certo un invito a disinteressarsi di ciò che si mette nel piatto, ma ad essere consapevoli del fatto che non ci sono cibi “miracolosi” per chi soffre di artrite reumatoide e osteoartrosi.

L’EULAR, l'organizzazione che riunisce le società europee di reumatologia, nel 2018 ha radunato una task force per studiare il potenziale impatto degli stili di vita sulla progressione delle RMD e formulare raccomandazioni destinate al medico e al paziente. I reumatologi coinvolti hanno quindi effettuato una ricerca sistematica della letteratura riguardo all’effetto di componenti o supplementi dietetici sulla progressione (es. dolore, danno articolare, funzionalità) delle più comuni RMD.

Analizzando i 150 articoli originali individuati, gli esperti hanno riscontrato che la maggior parte delle ricerche riguardava pazienti con due sole RMD, artrite reumatoide o osteoartrosi. Erano stati studiati oltre ottanta fattori dietetici, ma per la maggior parte di questi erano stati condotti pochi studi. I dati più convincenti, in quanto ottenuti da un numero sufficiente di studi di moderata qualità, riguardavano vitamina D, condroitina e glucosamina per l’osteoartrosi e omega-3 per l’artrite reumatoide. Gli effetti sugli esiti di malattia erano piccoli e non clinicamente rilevanti.

“Sulla base della letteratura corrente, i medici possono avvertire i pazienti con RMD che è improbabile che consumare specifici componenti dietetici influenzi la progressione delle loro malattie – concludono gli autori nel loro articolo pubblicato sulla rivista RMD Open – ma che è importante mantenere una dieta sana e un peso corretto per motivi di salute generale”.