Appello giovani medici a governo, 'fateci restare nei nostri ospedali'

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Roma, 28 apr. (Adnkronos Salute) - "Se è vero che i giovani medici rappresentano il futuro del sistema sanitario, chiediamo al Governo che su questo futuro si investano le risorse necessarie affinché nessuno debba più abbandonare gli ospedali e il nostro Paese alla ricerca di migliori condizioni di lavoro e di vita”. È l'appello accorato dell'Anaao Giovani, rivolto oggi al Governo nella giornata in cui celebra i 13 anni dalla costituzione del settore all’interno del sindacato dei medici dirigenti Ssn Anaao Assomed.

"È di pochi giorni fa - dichiara Pierino Di Silverio, responsabile nazionale Anaao Giovani - l’ultima indagine dell’Anaao che restituisce dati allarmanti sulla fuga dei colleghi dal servizio sanitario, vittime di un burnout che non dà tregua, sfiancati da ritmi e condizioni di lavoro disumani, un lavoro per il quale sacrifichiamo anche la vita privata. Non sono solo numeri, sono le storie di Michela, Jessica, Antonio, Marco, Matteo che ci hanno raccontato la loro esperienza di 'emigrati' in Inghilterra e in Svizzera e che non tornerebbero nel nostro Paese perché molto lontano dalla loro realtà attuale".

Questo quadro, "destinato in prospettiva a peggiorare, impone una ferma presa di posizione da parte del sindacato, di chi ha la responsabilità dei colleghi che rappresenta", sostengono i giovani medici. Che indicano, quindi, al Governo alcune priorità che potrebbero arginare la fuga dei colleghi e riqualificare il capitale umano del nostro Ssn: rinnovare il contratto di lavoro, mai o mal applicato in periferia e scaduto da quasi 4 anni, un nuovo contratto che adegui le retribuzioni all’inflazione; depenalizzare l’atto medico; detassare almeno il lavoro straordinario; investire sulle assunzioni per permettere di adeguare i piani di lavoro alla normativa sull’orario; avviare una riforma strutturale della formazione. E su quest’ultimo punto Anaao Giovani ha una proposta ben precisa: favorire il passaggio della formazione dall’università all’ospedale, svincolandola dalle dinamiche universitarie per legarla al fabbisogno e alla programmazione del Ssn.