Appello anti-stigma, 'accorcia la vita e raddoppia la mortalità'

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Milano, 10 ott. (Adnkronos Salute) - Fa peggio il pregiudizio della malattia. Lo raccontano le persone che soffrono di un problema psichico e che ancora oggi subiscono forme di discriminazione vissute come un dolore dentro il dolore. Un danno nel danno che produce effetti anche sull'aspettativa di vita, accorciandola. Con un rischio di mortalità più che doppio ad esempio per cancro o infarto. E' quanto emerge da alcuni studi illustrati dalla Sip, la Società italiana di psichiatria, in occasione della Giornata mondiale dalla salute mentale che si celebra oggi e in vista del Congresso nazionale Sip in programma a Genova dal 12 al 15 ottobre. "Servono azioni radicali contro stigma e isolamento", avvertono gli psichiatri Sip.

Da un lato c'è l'indagine di una commissione della rivista 'The Lancet', pubblicata in un editoriale, che descrive l'isolamento riferito da persone di 40 Paesi del mondo con un disturbo di salute mentale e lancia un appello anti-stigma alla quale la Sip si unisce. Risulta infatti, riporta la società scientifica, che "lo stigma legato ai disturbi mentali ha molte forme che portano a una miriade di conseguenze, spesso sottovalutate. Gli effetti si riflettono sulle opportunità di lavoro e di reddito, sull'inclusione sociale e addirittura sulle cure non solo della malattia stessa, ma anche delle altre patologie non collegate a quella mentale, incidendo sull'aspettativa di vita che, tra i pazienti con disturbi psichici, è inferiore al resto della popolazione".

E poi c'è un lavoro pubblicato su 'Psychiatry Research', condotto dalla Clinica universitaria di Bologna in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, che mostra un eccesso di mortalità per tumore e infarto - rispetto a un campione di popolazione generale con caratteristiche simili di età, sesso e condizione sociale - tra i pazienti presi in carico dai servizi di salute mentale dell'Emilia Romagna tra il 2001 e il 2018. Su 137.351 pazienti psichiatrici seguiti, 11.236 sono deceduti durante il periodo di osservazione. Dall'analisi è emerso un eccesso di 5.594 decessi, che equivalgono a un tasso di mortalità 2,6 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale. "Questo significa che avere un disturbo psichiatrico comporta un rischio di morte superiore a più del doppio di quello atteso nella popolazione generale", commentano Massimo di Giannantonio ed Enrico Zanalda, co-presidenti della Sip. "Ma il dato più allarmante riguarda la depressione, in quanto quasi la metà delle morti in eccesso (46,2%) impatta questa patologia", sottolineano gli psichiatri.

"I dati emersi - evidenziano di Giannantonio e Zanalda - indicano che lo stigma pesa anche sui ritardi negli accessi alle cure e sulle difficoltà di adesione a programmi di prevenzione e screening. Gli stessi operatori sanitari, infatti, non sempre sanno diagnosticare e curare al meglio le persone con problemi di salute mentale. Per ridurre la mortalità è dunque fondamentale eliminare lo stigma con azioni radicali e urgenti a livello globale, a partire da corsi di formazione obbligatori per tutto il personale sanitario e socio assistenziale, sui diritti e i bisogni delle persone con disturbi psichici".

L'analisi della commissione ad hoc istituita da The Lancet denuncia anche le dimensioni dell'emergenza sulla salute mentale: "Stime recenti suggeriscono che una persona su 8, quasi un miliardo a livello globale, vive con un disturbo di salute mentale. Nei giovani dai 10 ai 19 anni d'età a soffrirne è una persona su 7". La ricerca conferma l'effetto pandemia a livello globale: "Solo nel primo anno dell'emergenza Covid-19 si è verificato un aumento del 25% della prevalenza di depressione e ansia - rimarcano gli autori dell'indagine - Tuttavia, nonostante l'elevata incidenza dei disturbi di salute mentale in tutto il mondo, sono diffusi anche lo stigma e la discriminazione associati, che nei Paesi a più basso reddito portano all'esclusione delle vittime dalla società e alla negazione dei diritti umani fondamentali come il diritto al voto, la possibilità di sposarsi o di ricevere un'eredità".

La commissione - riferisce la Sip - ha esaminato le evidenze relative a eventuali interventi efficaci per ridurre lo stigma e chiede un'azione immediata da parte di governi, organizzazioni internazionali, datori di lavoro, operatori sanitari e organizzazioni dei media, insieme a contributi attivi da parte di persone con esperienza di malattie mentali, per lavorare insieme al fine di eliminare lo stigma e la discriminazione sulla salute mentale.

Ma occorre fare di più anche sul fronte degli investimenti nei servizi di salute mentale. La commissione di The Lancet - prosegue la Sip - ha rilevato infatti che nel mondo, in media, la spesa per la salute mentale è di solo il 2% della spesa sanitaria totale. E le condizioni di salute mentale sono spesso escluse del tutto dai regimi di assicurazione sanitaria, a differenza della maggior parte delle condizioni di salute fisica.

"In Italia si investe nei servizi di salute mentale il 2,9% del Fondo sanitario nazionale. Troppo poco - ammoniscono di Giannantonio e Zanalda - per rispondere adeguatamente ai bisogni di oltre 4 milioni di italiani con un disturbo della salute mentale, un numero costantemente in crescita".

Per questo la Società italiana di psichiatria si unisce all'appello degli esperti di The Lancet. "Oltre a condividerne le finalità - si legge in una nota - ne approva anche gli strumenti raccomandati, frutto di un'attenta analisi delle evidenze oggi disponibili. Tra questi, oltre" appunto ai "corsi di formazione per il personale sanitario, anche la promozione di programmi di ritorno al lavoro per le persone con problemi di salute mentale, come stabilito nelle linee guida Oms, e di programmi scolastici per migliorare la comprensione delle condizioni di salute mentale". Concludono i co-presidenti Sip: "Per contrastare lo stigma e la discriminazione in modo efficace, bisogna coinvolgere attivamente le persone che hanno esperienza con queste problematiche. Ed è necessario che tutti i governi, le organizzazioni internazionali, le scuole, i datori di lavoro, l'assistenza sanitaria, la società civile e i media agiscano in maniera coordinata. Solo insieme possiamo porre fine allo stigma e alla discriminazione dei pazienti con disturbi psichiatrici, un obiettivo che abbiamo l’obbligo di raggiungere".