Aopi, carenza infermieri incide su mortalità post intervento


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Roma, 18 giu. (AdnKronos Salute) - "L’aumento anche di un solo paziente al carico di lavoro infermieristico e quello del 10% dell'attività che non si è riusciti a svolgere sono elementi associati dalla letteratura rispettivamente al 7 e al 16% di rischio di mortalità a 30 giorni dal ricovero di pazienti sottoposti a comuni interventi chirurgici". Lo ricorda Paolo Petralia, presidente dell’Associazione degli ospedali pediatrici italiani (Aopi) e dg dell’Irccs Gaslini di Genova che ha partecipato allo studio - presentato oggi a Roma al Senato - realizzato da 12 aziende ospedaliere pediatriche che fanno parte dell'Aopi che aderisce alla Fiaso, la Federazione delle aziende sanitarie pubbliche.

"Nonostante tutto - prosegue Petralia - il report mostra come una buona organizzazione aziendale possa sopperire in buona parte alle carenze di personale e permettere di garantire comunque una buona qualità delle cure e la messa in sicurezza dei pazienti". I risultati dell’indagine, "pur focalizzati su un aspetto particolare e delicato dell’assistenza com’è quella rivolta ai più piccoli, mostrano ancora una volta che senza il contributo fondamentale dei professionisti e di un management all’altezza il nostro Ssn sarebbe già naufragato da un pezzo", aggiunge il presidente di Fiaso, Francesco Ripa di Meana. "Abbiamo fatto un miracolo operando tra ristrettezze economiche e di personale. Ora - conclude il presidente Fiaso - occorre cambiare passo, dando priorità a un grande piano per le assunzioni e per l’ammodernamento tecnologico delle strutture".