Antidepressivi e terapie psicologiche per la sindrome dell’intestino irritabile


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Diverse tipologie di farmaci antidepressivi e approcci psicologici sembrano efficaci nel ridurre la sintomatologia in pazienti adulti con sindrome dell’intestino irritabile (IBS).
  • La qualità degli studi disponibili non è sempre eccellente.
  • Per migliorare gli esiti clinici è fondamentale definire meglio il momento nel quale dare inizio a tali terapie e cercare di identificare sottogruppi di pazienti con maggiori probabilità di rispondere ai singoli trattamenti.

Descrizione dello studio

  • Lo studio rappresenta l’aggiornamento di una revisione sistematica della letteratura e successiva metanalisi di studi randomizzati e controllati.
  • Analizzando diversi database sono stati identificati gli studi condotti in pazienti adulti con IBS e incentrati sul confronto tra antidepressivi vs placebo o terapie psicologiche vs terapie di controllo o “gestione abituale”.
  • I dati relativi ai sintomi sono stati aggregati e utilizzati per calcolare il rischio relativo (RR) di rimanere sintomatici dopo la terapia.
  • Fonte di finanziamento: American College of Gastroenterology.

Risultati principali

  • Nella nuova revisione sistematica sono state identificate 5.316 citazioni e 53 studi sono stati inclusi nell’analisi: 17 confrontavano antidepressivi vs placebo, 35 terapie psicologiche vs terapie di controllo o “gestione abituale” e uno terapia psicologica e antidepressivi vs placebo.
  • Rispetto alla metanalisi precedente, in quella più recente sono stati aggiunti 4 studi sulle terapie psicologiche e uno sugli antidepressivi.
  • Il rischio relativo di una persistenza dei sintomi di IBS nel confronto antidepressivi vs placebo è stato di 0,66, con effetti simili per antidepressivi triciclici e inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina (SSRI), nonostante l’eterogeneità tra gli studi randomizzati e controllati su SSRI (I2: 49%, P=0,07).
  • Per le terapie psicologiche è stato osservato un rischio relativo di 0,69.
  • Dopo il raggruppamento dei dati di due o più studi randomizzati e controllati, la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia di rilassamento, la terapia psicologica a componenti multiple, l’ipnoterapia e la psicoterapia dinamica si sono rivelate utili nel migliorare i sintomi.
  • L’eterogeneità tra gli studi è risultata elevata (I2: 69%, P

Limiti dello studio

  • Solo pochi degli studi inclusi mostravano un basso rischio di bias.
  • L’eterogeneità tra gli studi è risultata elevata e non possono essere esclusi bias di pubblicazione.

Perché è importante

  • La IBS è un disturbo funzionale cronico dell’intestino con una prevalenza compresa tra il 5 e il 20% della popolazione.
  • La fisiopatologia del disturbo non è nota, ma recenti studi suggeriscono un ruolo per l’asse intestino-cervello.
  • Di conseguenza è interessante valutare il ruolo di farmaci e terapie psicologiche che agiscono su tale asse nel ridurre i sintomi di IBS.