Anticoagulanti orali: i microsanguinamenti cerebrali sono una spia di eventi maggiori?


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti trattati con anticoagulanti orali (ACO) per ictus ischemico acuto (IIA) e fibrillazione atriale (FA), la presenza di 2 o più microsanguinamenti cerebrali è predittore indipendente di eventi avversi cardiovascolari e cerebrovascolari maggiori (MACCE).
  • Il rischio sembra più evidente in pazienti che assumono warfarina.
  • L’aumento del rischio è maggiore quanto maggiore è il numero dei microsanguinamenti cerebrali, ma non è legato alla posizione anatomica degli stessi.
  • Nel percorso di stratificazione del rischio e scelta della terapia anticoagulante per questi pazienti è quindi fondamentale tener conto del numero dei microsanguinamenti cerebrali.
  • Ulteriori studi aiuteranno a definire la migliore terapia anticoagulante per questa popolazione di pazienti.

Descrizione dello studio

  • Nello studio di coorte monocentrico sono stati arruolati 1.742 pazienti con IIA e FA trattati con ACO.
  • L’esito primario composito era la manifestazione di MACCE (ictus, infarto miocardico acuto o decesso vascolare) in un periodo di 2 anni, in base allo status dei microsanguinamenti cerebrali.
  • Fonte di finanziamento: National Research Foundation of Korea, Chonnam National University Hwasun Hospital Institute for Biomedical Science.

Risultati principali

  • Nella popolazione di studio, la presenza di microsanguinamenti cerebrali è risultata associata al rischio di futuri MACCE (HR 1,89; P=0,003) dopo aggiustamento per fattori confondenti.
  • In realtà, la presenza di 1 solo microsanguinamento cerebrale non ha portato a incrementi del rischio di MACCE rispetto all’assenza di tali microsanguinamenti (P=0,461).
  • Il rischio di MACCE è risultato elevato in pazienti con microsanguinamenti multipli (uguali o maggiori a 2), con un’incremento particolarmente elevato in pazienti con 5 o più microsanguinamenti.
  • Non sono emerse differenze di rischio in base alla posizione anatomica (lobare o profonda) dei microsanguinamenti cerebrali.
  • I microsanguinamenti cerebrali sono risultati associati in modo significativo al rischio di MACCE in pazienti trattati warfarin (P=0,002), ma non in quelli trattati con ACO diretti (P=0,517).

Limiti dello studio

  • Data la natura dello studio, non è possibile escludere la presenza di bias di selezione e fattori confondenti residui.
  • La durata della terapia con ACO e la compliance dei pazienti non sono state misurate in modo diretto.
  • È possibile che il tasso di microsanguinamenti sia sottostimato nello studio.

Perché è importante

  • La terapia con ACO è il trattamento più efficace per la prevenzione secondaria di ricorrenza di ictus ed embolia sistemica in pazienti con IIA e FA.
  • A questi trattamenti si associa però anche un incremento del rischio di sanguinamento, in particolare a livello cerebrale.
  • Anche se studi precedenti hanno mostrato che tale rischio è basso rispetto al rischio di ricorrenza dell’evento ischemico, è fondamentale conoscere a fondo l’associazione tra presenza di microsanguinamenti cerebrali e rischio di futuri MACCE in modo da scegliere la migliore terapia anticoagulante.