Antibioticoterapia a base di ceftazidima-avibactam in monoterapia o in associazione per il trattamento di gravi infezioni da patogeni resistenti ai carbapenemi


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Antibioticoterapia a base di ceftazidima-avibactam in monoterapia o in associazione per il trattamento di gravi infezioni da patogeni resistenti ai carbapenemi

Una revisione sistematica e network metanalisi

A cura della Dott.ssa Carmen Ferrajolo

Negli ultimi anni è stato osservato un trend in crescita della prevalenza di infezioni difficili da trattare causate da bacilli Gram-negativi (GBN), tra cui le infezioni da Enterobacteriaceae carbapenemi-resistenti (CRE), associate ad un elevato tasso di mortalità che talora supera il 50%. La combinazione della cefalosporina di III generazione e del nuovo inibitore delle beta-lattamasi, ceftazidima-avibactam (CZA), rappresenta il trattamento di prima linea approvato sia in America che in Europa, con piccole sfumature sulle indicazioni terapeutiche. Nel 2015, CZA è stato approvato dalla Food and Drug Administration per il trattamento delle infezioni intra-addominali complicate (cIAI) in combinazione con metronidazolo e in caso di infezioni complicate a carico del tratto urinario (cUTI) in soggetti adulti in assenza di valide alternative terapeutiche. Un anno dopo, l’European Medicines Agency ha approvato CZA per il trattamento di cUTIs e cIAIs in pazienti adulti in associazione con metronidazolo o altro chemioterapico attivo contro batteri Gram-positivi e in caso di polmonite nosocomiale. Nonostante diversi studi hanno valutato CZA nel trattamento di infezioni gravi soprattutto a carico del sangue in monoterapia o in combinazione con altri antibiotici, il suo uso non è stato ancora autorizzato per il trattamento delle batteriemie.

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