Antibiotici per inalazione nelle bronchiectasie: secondo una metanalisi il beneficio è limitato


  • Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • Secondo una metanalisi, nei pazienti con bronchiectasie stabili e infezione cronica del tratto respiratorio, l’uso di antibiotici per inalazione per almeno 1 mese, rispetto a un placebo, riduce la carica batterica, così come la frequenza di esacerbazioni, anche se di poco, e la percentuale di pazienti che ne vengono colpiti almeno una volta.
  • Allo stesso tempo il trattamento non migliora la qualità di vita o i sintomi respiratori ed è associato ad aumento della resistenza batterica e a piccolo decremento della funzionalità polmonare.
  • Il trattamento è ben tollerato, solo l’aztreonam e gli aminoglicosidi aumentano rispettivamente la percentuale di eventi avversi e di broncospasmo.

Descrizione dello studio

  • La revisione sistematica e metanalisi ha incluso studi clinici randomizzati (RCT) sull’uso di antibiotici per inalazione per almeno 4 settimane in adulti con bronchiectasie e infezione cronica del tratto respiratorio.
  • Endpoint di efficacia: selezionati quelli classificati come critici o importanti nel panel europeo Bronchiectasis Guidelines.
  • Endpoint di sicurezza: eventi avversi e resistenza batterica nell'espettorato.
  • Fonti di finanziamento: British Lung Foundation e altri enti internazionali.

Risultati principali

  • Le analisi sono state eseguite su 16 RCT: 2.597 pazienti, durata trattamento 4 settimane-1 anno.
  • Con gli antibiotici per inalazione si è avuto: riduzione media di -2,32 unità logaritmiche (IC 95% da -3,20 a -1,45; P
  • Inoltre si è ottenuto: riduzione della frequenza di esacerbazioni (rapporto di tasso 0,81; 0,67-0,97; P=0,020) e della percentuale di pazienti con almeno 1 esacerbazione (rapporto di tasso 0,85; 0,74-0,97; P=0,015), allungamento del tempo alla prima esacerbazione (HR 0,83; 0,69-0,99; P=0,028).
  • Il trattamento non ha determinato una differenza minima clinicamente importante nei punteggi sui questionari Quality of Life Bronchiectasis e St George’s Respiratory.
  • Il cambiamento relativo del volume espiratorio massimo nel 1 secondo è stato un deterioramento del valore previsto dello 0,87% (da -2,00 a 0,26%; P=0,13).
  • Non c’è stato aumento di eventi avversi emergenti dal trattamento, eventi avversi gravi e broncospasmo.
  • Il broncospasmo è aumentato solo con gli aminoglicosidi (OR 4,01; 1,18-13,57; P=0,026), mentre gli eventi avversi (OR 2,13; 1,16-3,93; P=0,016), quelli gravi (OR 10,29; 1,12-94,99; P=0,04) e che hanno portato all’interruzione del trattamento (OR 3,09; 1,39-6,84; P=0,0055), solo con l’aztreonam.
  • Alla fine del trattamento c’è stato un aumento consistente della resistenza batterica (rapporto di rischio 1,91; 1,46-2,49; P

Limiti dello studio

  • Molti endpoint con informazioni incomplete.
  • Eterogeneità tra gli studi rispetto a endpoint, durata e causa di bronchiectasie.

Perché è importante

  • Gli antibiotici per inalazione sono raccomandati dalle linee guida nei pazienti con infezione da Pseudomonas aeruginosa ed esacerbazioni frequenti, ma il loro ruolo nelle bronchiectasie non associate a fibrosi cistica non è chiaro.
  • Sono necessari ulteriori studi per identificare la popolazione ottimale di pazienti con bronchiectasie che possono trarre beneficio da questo tipo di terapia.