Antibiotici nei bambini appena nati?

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • In neonati nati a termine o con prematurità tardiva provenienti da paesi ad alto reddito, l’uso di antibiotici risulta elevato se messo a confronto con il tasso di sepsi a esordio precoce.
  • È presente un’ampia variabilità di dati a livello internazionale.
  • Ridurre l’uso di antibiotici nei neonati potrebbe essere possibile.

L’uso degli antibiotici nel periodo post-natale potrebbe essere diminuito senza pericolo. È quanto suggerisce uno studio condotto in 11 paesi ad alto reddito, che mostra come quasi il 3% degli oltre 750.000 bambini coinvolti ha ricevuto i suddetti farmaci per via endovenosa nella prima settimana di vita. Un’esposizione molto alta se si considera il tasso di sepsi a esordio precoce (EOS) e la mortalità associata riscontrati. “Il burden del trattamento è considerevole rispetto al burden della malattia e vi sono ampie variazioni a livello internazionale” affermano i ricercatori, i quali individuano una serie di indicatori in grado di fornire informazioni sia sull’uso di antibiotici che sull’EOS in modo da facilitare il benchmarking e indirizzare i medici in merito ai programmi di stewardship antibiotica e la ricerca futura. “Un tasso di trattamento antibiotico neonatale inferiore o uguale all’1% sembra fattibile. Diminuire l’esposizione neonatale ingiustificata agli antibiotici può aiutare a ridurre il rischio di resistenza antimicrobica e preservare il microbioma in via di sviluppo per migliorare la salute a lungo termine” scrivono su JAMA Network Open.

In particolare, facendo ricorso a 13 network (basati su popolazione o ospedali e definiti anche in base all’uso di una strategia comune per prevenzione e gestione di EOS sospetta), i ricercatori hanno individuato 757.979 neonati nati dopo almeno a 34 settimane di gestazione in 11 paesi (tra Europa e Nord America e Australia), di cui il 2,86% (21.703 bambini) ha ricevuto antibiotici per endovena nella prima settimana dalla nascita, per un’esposizione mediana ai farmaci di 135 giorni per 1.000 nati vivi. L’incidenza di EOS confermata è risultata dello 0,49 casi per 1.000 nati vivi (375 neonati), con un tasso di mortalità associata del 3,2% (12/375). Nel complesso il tasso di mortalità per tutte le cause è stato dell’1,1% (239 neonati deceduti su 21.703 trattati). Per ogni caso di EOS, 58 neonati hanno iniziato la terapia antibiotica e sono stati somministrati 273 giorni di antibiotico. Tra i network è stata osservata una notevole differenza nell’esposizione agli antibiotici – la percentuale di bambini che ha ricevuto il trattamento poteva essere diversa fino a 9 volte, dall’1,18% al 12,45% – ma anche nella mortalità e nell’incidenza di EOS, il cui impatto poteva variare fino a 8 volte.

Un editoriale correlato sottolinea che poiché l’ampio range di utilizzo di antimicrobici tra i network non viene spiegato a sufficienza dall’incidenza locale di EOS, la variabilità nelle pratiche per lo screening e il trattamento dei neonati per EOS rimane un fattore chiave per l’uso incontrollato di antimicrobici in questa fascia di età. Il divario non sembra poi essere correlato alle tipologie di protocolli e strategie utilizzati dai network. “Inoltre, la durata mediana del trattamento è stata di 4 giorni, anche in quelli senza EOS, che è sensibilmente più lunga del tempo necessario per valutare le colture microbiologiche e la risposta clinica, il che implica che ci siano ampie opportunità di ridurre non solo la durata degli antibiotici, ma anche la durata della degenza, con un notevole potenziale di risparmio sui costi” commentano gli autori.