Angiosarcoma localizzato, quando è utile la chemioterapia?

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Elena Riboldi (Agenzia Zoe)

 

I dati finora raccolti sull’utilità della chemioterapia nell’angiosarcoma localizzato sono estremamente scarsi. A colmare almeno parzialmente questo gap di conoscenza è uno studio retrospettivo europeo che ha analizzato più di 350 casi. I risultati dello studio suggeriscono che la somministrazione di chemioterapia neoadiuvante e/o adiuvante si associa a esiti più favorevoli nei pazienti con angiosarcomi più grandi e con un rischio di mortalità più alto.

“L’estrema rarità dell’angiosarcoma ha precluso la possibilità di raccogliere evidenze prospettiche con studi clinici randomizzati sull’efficacia dei trattamenti (neo)adiuvanti – scrive Fabio Conforti dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, primo autore dell’articolo pubblicato sullo European Journal of Cancer – Riportiamo qui i risultati di una grande analisi retrospettiva che include i pazienti trattati in 33 centri europei che appartengono a tre network nazionali di riferimento per i sarcomi dei tessuti molli, il Gruppo Italiano Sarcoma (ISG), il Gruppo Francese Sarcoma (FGS), il Gruppo Spagnolo Sarcoma (GEIS), più il Royal Marsden Hospital (UK)”.

Sono stati analizzati 362 pazienti: 149 trattati con chemioterapia (56 chemioterapia neoadiuvante, 55 chemioterapia adiuvante e 38 chemioterapia neoadiuvante+adiuvante) e 213 controlli non trattati con chemioterapia. Il follow-up mediano era di 5,1 anni.

Nell’analisi univariata gli esiti erano significativamente migliori per i pazienti sottoposti a chemioterapia, sia in termini di sopravvivenza globale (OS HR 0,58; 95%CI 0,40-0,83; p=0,003) che di sopravvivenza libera da malattia (PFS HR 0,75; 0,57-0,98; P=0,036), ma non di sopravvivenza libera da metastasi a distanza (DMFS HR 0,75; 0,55-1,02; P=0,065). I valori di HR per OS, DFS e DMFS dopo propensity-score matching (PSM) erano, rispettivamente 0,74 (0,40-0,83; P=0,367), 0,91 (0,56-1,48; P= 0,7) e 0,92 (0,53-1,61; P=0,769).

“L’analisi dei sottogruppi non ha rivelato un’eterogeneità dei risultati in base alla sede del tumore – spiega Conforti – Al contrario c’era un trend di eterogeneità in base alla dimensione del tumore e al rischio di morte del paziente. Per tutti gli endpoint considerati, i pazienti con tumori più piccolo di 50 mm o a basso rischio di morte sembravano non trarre beneficio dalla chemioterapia, mentre i pazienti con tumori più grandi o con un rischio di morte a 10 anni più elevato sembravano ottenere un beneficio sostanziale”.

Lo studio ha tutti i limiti degli studi retrospettivi e non fornisce nessuna indicazione sul regime chemioterapeutico da preferire, ma, in attesa di studi clinici randomizzati ad hoc, fornisce comunque dati a favore dell’utilizzo della chemioterapia in un sottogruppo di pazienti con angiosarcoma localizzato ad alto rischio.