Anestesisti, interventi chirurgici solo dopo 7 settimane da Covid

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Roma, 4 apr. (Adnkronos Salute) - I pazienti che hanno contratto Covid-19 non dovrebbero sottoporsi a interventi chirurgici prima di 7 settimane dall'infezione, a meno che i benefici dell'esecuzione dell'intervento siano superiori rispetto al rischio di attesa. Per questi pazienti si raccomanda una valutazione del rischio personalizzata e individualizzata. E, qualora l'infezione da Sars-CoV-2 sia recente o sviluppata nel periodo perioperatorio, si dovrebbe cercare di evitare l'anestesia generale a favore, ove possibile, di anestesia locale o locoregionale. Sono alcune delle raccomandazioni della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), contenute in un documento ad hoc. Consigli motivati dal fatto che la gestione dell'attività operatoria nei pazienti che hanno contratto il virus "rappresenta un importante problema clinico-organizzativo", riferiscono gli anestesisti rianimatori, e "l'infezione costituisce un potenziale rischio aggiuntivo di comparsa di complicanze severe perioperatorie".

Il documento mirato ad assistere questi pazienti "in assoluta sicurezza e secondo buona pratica clinica" nella fase pre, intra e post operatoria, raccomanda inoltre che "i pazienti chirurgici dovrebbero aver ricevuto preoperatoriamente la vaccinazione per Covid-19, possibilmente con tre dosi, l'ultima dose almeno 2 settimane prima dell'intervento chirurgico".

E ancora: le altre raccomandazioni affrontano la casistica correlata alle varianti Omicron e successive, alle infezioni asintomatiche, alle discussioni multidisciplinari con il paziente volte a renderlo consapevole dei rischi-benefici in caso di intervento operatorio. Infine, la raccomandazione che "tutti i pazienti in attesa di intervento chirurgico dovrebbero collaborare per modificare e ridurre i fattori di rischio attraverso l'esercizio fisico preoperatorio, l'ottimizzazione nutrizionale e la cessazione del fumo attivo".

il documento è stato redatto da un panel di 8 esperti Siaarti coordinati da Angelo Gratarola, responsabile Sezione anestesia e medicina perioperatoria, e Andrea Cortegiani, responsabile del Comitato scientifico Siaarti. "Quello che abbiamo sperimentato in prima fila durante i periodi di maggiore pressione pandemica, rivisitato alla luce della letteratura scientifica di riferimento - commenta Antonino Giarratano, presidente Siaarti - abbiamo voluto trasferirlo in una serie di raccomandazioni che offriamo non solo ai nostri colleghi anestesisti-rianimatori, ma a tutta la comunità degli operatori sanitari coinvolta nel percorso peri-operatorio".

"Sappiamo che anche la necessità di recuperare tanti interventi rimandati per causa Covid-19 - sottolinea - mette sotto pressione oggi più che mai le sale operatorie degli ospedali italiani: il recupero di tanti interventi - ammonisce - non può avvenire senza la giusta cautela verso pazienti che per via del Sars-CoV-2 devono essere monitorati in maniera attenta e specifica. Ciò che oggi ci preme particolarmente è il ritorno spedito e sicuro verso una situazione che potremmo definire 'di normalità', senza mai abbassare la guardia nei confronti di sempre nuove varianti del virus che ha drammaticamente costretto i sistemi sanitari a ripensarsi in termini organizzativi ed assistenziali".

Le stesse tematiche sono affrontate anche nelle raccomandazioni dedicate ai pazienti pediatrici. Anche qui viene sottolineato che "è probabile che i pazienti con sintomi persistenti e quelli con Covid-19 moderato/grave, ad esempio coloro che sono stati ricoverati in ospedale, siano maggiormente a rischio per morbilità e mortalità, anche dopo 7 settimane. Pertanto, è necessario procrastinare l'intervento chirurgico oltre questo periodo, bilanciando questo rischio con qualsiasi altro associato a tale ritardo".