Anelli, 'screening periodico per tutto il personale sanitario, porre fine a strage'


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Roma, 10 dic. (Adnkronos Salute) - Sono 70 i medici italiani caduti per Covid-19 nella seconda ondata dell’epidemia. A comunicarlo è Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), che aggiorna quotidianamente il memoriale sul portale. Elenco che comprende medici in attività ma anche in pensione, alcuni dei quali rientrati in servizio proprio per far fronte all’emergenza. Salgono così a 249 i medici e gli odontoiatri morti per Covid a partire dall’11 marzo, giorno della scomparsa di Roberto Stella, primo medico a cadere.

"È un'escalation drammatica - afferma Anelli - un pianto senza fine. Ma ora è il momento di asciugarci le lacrime e capire cosa non sta funzionando. Abbiamo già chiesto al ministro della Salute, Roberto Speranza, di avviare un monitoraggio, utilizzando gli Ordini come bracci del ministero sul territorio".

"Oggi - continua - abbiamo affrontato la questione in Comitato centrale. Quello che emerge con prepotente chiarezza è che, in questa seconda ondata, sono soprattutto i medici di medicina generale a pagare il più alto tributo. Varie sono le ipotesi di questo rischio così elevato: innanzitutto la prossimità, che porta i medici di famiglia ad essere i primi cui il paziente si rivolge. Invitiamo, a questo proposito, i cittadini a recarsi negli studi su appuntamento e a rendersi disponibili, in caso di sintomi respiratori o febbrili, a triage telefonico".

E poi, "la maggior circolazione, rispetto alla prima fase, di persone positive asintomatiche o paucisintomatiche che, anche dopo aver ricevuto l’esito positivo di un tampone, fatto a proprie spese in strutture private, continuano a svolgere una vita normale. E vanno magari dal medico, tacendo la loro condizione, per paura che la segnalazione alla Asl li porti a perdere un lavoro precario, o per mille altri motivi. O ancora, ricorrono a questi tamponi 'fai da te' troppo presto e, rassicurati da un risultato negativo, non pensano neppure ad avvisare il medico e abbassano la guardia nei confronti dei loro contatti".

Per quanto riguarda invece gli ospedali, "anche qui - continua Anelli - è improcrastinabile un monitoraggio, su larga scala, dei rischi. Molte strutture sono obsolete, e non permettono la distinzione dei percorsi ‘sporco’ e ‘pulito’. Non tutti i medici, soprattutto quelli dei reparti non Covid, sono provvisti dei necessari dispositivi di protezione individuale. E un tampone negativo, se effettuato troppo presto, può, come già detto, essere un falso negativo, portando al ricovero di un paziente Covid pre-sintomatico in un reparto di medicina. È necessario quindi che il personale sanitario si avvicini sempre con le dovute cautele, e sia dotato di tutti i dispositivi di protezione soprattutto nelle situazioni di emergenza-urgenza in cui non è neppure possibile attendere l’esito del test rapido".

"Infine, chiediamo che tutto il personale medico, negli ospedali, sul territorio, negli ambulatori e strutture private, sia sottoposto periodicamente e con frequenza allo screening per Covid- 19 - conclude - Dobbiamo porre fine a questa strage: ogni decesso di un professionista è una perdita non solo da un punto di vista umano, ma significa un vuoto di competenze, di supporto sociale e sanitario che non si colma dall’oggi al domani", conclude il presidente dei medici italiani.