Anelli (Fnomceo) su eutanasia, 'divieto vecchio millenni ma dibattito aperto'


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Roma, 9 apr. (AdnKronos Salute) - "Il dibattito è aperto, la crescita dei diritti nel nostro Paese è un percorso che non si ferma e progredisce sempre e questo ci porterà ad approfondire queste tematiche, su cui faremo anche un convegno, che porti a dare indicazioni precise anche per una modifica, se fosse necessario, del Codice deontologico, come già avvenuto nel passato. Non c'è una pregiudiziale chiusura nei confronti di questo, ma non si può non tener conto che c'è un divieto 'vecchio' di migliaia di anni sul tema della morte". Così Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo), interviene nel dibattito sulle proposte di legge in discussione in Parlamento sul suicidio assistito, e dopo la comunicazione sul tema inviata dalla Fnomceo a tutti gli Ordini provinciali e al Comitato nazionale di bioetica.

"Attualmente - spiega all'AdnKronos Salute - abbiamo un Codice deontologico che all'art. 17 prevede che non bisogna porre in essere o favorire atti che inducano la morte. Questo è un principio classico della medicina sin da Ippocrate. Il problema che ci poniamo non è tanto quello del provocare o favorire la morte, quanto quello di provare a dare un significato alla dignità della persona. In questo senso il Codice è ricco di spunti e di sollecitazioni per i medici che devono, anche nei momenti più delicati, di sofferenza insostenibile, mettere in atto tutte le strategie possibili affinché il paziente trovi ristoro. Con strumenti che oggi la medicina mette a disposizione e che possono arrivare fino alla sedazione profonda, quando la sofferenza nuoce ed è insostenibile".

"Pensiamo, quindi - sottolinea Anelli - che i principi del Codice deontologico siano oggi in grado di soddisfare queste valutazioni e che in qualche maniera rispondano ai principi costituzionalmente tutelati della nostra Carta, relativi al rispetto dell'autodeterminazione e della dignità della persona. Ma riteniamo che il medico sia anche un cittadino e non gli può essere imposto di effettuare un atto professionale, se in contrasto con la sua coscienza e con i dettami della scienza. In questa duplice valutazione va trovato un equilibrio, rimanendo sempre a fianco del malato".

"Apriremo un dibattito all'interno della professione - conclude - e penso che in questo momento gli strumenti che abbiamo a disposizione sono in linea con molti Paesi europei: possiamo dare risposte per governare anche le richieste più complicate. Anche l'obiezione di coscienza è un diritto che dovrà essere considerato, perché il medico - ribadisce - è un cittadino e come tale ha diritto al rispetto delle sue convinzioni profonde.