Andrologi, '10% Lgbt vittima di pratiche correttive, da elettroshock a ipnosi'

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Roma, 2 feb. (Adnkronos Salute)( - Fino al 10% di omosessuali, bisessuali e transgender (Lgbt) in Italia è ancora vittima di pratiche 'correttive', dall'elettroshock all'ipnosi e perfino l'esorcismo. Il dato emerge da uno stima della Società italiana di andrologia (Sia), che accende i riflettori sul fenomeno. "Riteniamo imperativo tutelare il rispetto dell'identità di genere e crediamo essenziale aiutare ogni persona a vivere pienamente nel genere in cui si identifica: il genere non deve essere adeguato all'anatomia corporea, ma l'anatomia può e deve essere cambiata, se la persona lo desidera, per renderla concorde con il genere", afferma Alessandro Palmieri, presidente Sia e professore di Urologia alla Università Federico II di Napoli, sottolineando che "a causa della pandemia negli ultimi due anni gli interventi di conversione di genere hanno subito una battuta d'arresto: a fronte di un migliaio di richieste, soltanto un centinaio di pazienti hanno potuto sottoporsi all’operazione".

In Francia, un progetto di legge appena approvato dal Parlamento rende punibili con pene che arrivano fino a tre anni di reclusione e multe fino a 45.000 euro "tutte le pratiche, i comportamenti e le dichiarazioni ripetute volte a modificare o reprimere l'orientamento sessuale". Queste 'terapie', scomparse dalle pratiche accettabili nel 1973 quando l'omosessualità è stata ufficialmente eliminata dal manuale diagnostico e terapeutico dei disturbi mentali, sono ancora praticate in 80 Paesi in tutto il mondo. E nonostante il Parlamento europeo nel 2018 abbia chiesto ai Paesi membri di vietarle, oltre alla Francia solo Germania e Malta le hanno già messe al bando.

"Queste pratiche, con lo scopo di adeguare l'orientamento sessuale del soggetto a quello della maggioranza della popolazione, che siano più o meno invasive, producono tutte ingenti danni psicologici e fisici alle persone che ne sono vittime - spiegano Marco Capece, esperto chirurgo andrologo del Policlinico Federico II di Napoli, e Michele Rizzo, tesoriere Sia - Si tratta di trattamenti eticamente inaccettabili, privi di qualsiasi fondamento scientifico, che la Sia condanna in ogni loro forma come violenze psicologiche e fisiche: per questo speriamo che anche l'Italia adotti una legge analoga a quella appena approvata all’unanimità dal Parlamento francese".

Anche il percorso di transizione, in tempi di Covid, è diventato più difficoltoso. "Molti centri italiani punto di riferimento per gli interventi di conversione dei genitali (gender affirming surgery) - evidenziano Capece e Rizzo - hanno dovuto ridurne il numero per dedicare i ristretti spazi operatori a patologie più urgenti. A causa di queste limitazioni gli andrologi italiani sono riusciti ad assicurare a solo una ventina di persone il percorso di transizione nel periodo della pandemia, a fronte però di almeno un migliaio di richieste: così oggi le liste d'attesa di tutti i principali centri di riferimento per questa chirurgia sono superiori ai 2 anni e si stanno allungando. Questo trend, se non invertito - avvertono - porterà alla migrazione dei pazienti verso altri Stati, con costi e rischi elevati: da un lato infatti le spese che i pazienti devono sostenere sono molto elevate e parzialmente rimborsate dal Ssn e solo in alcune regioni, dall'altro è difficile gestire eventuali complicanze postoperatorie di interventi così complessi dovendosi rivolgere a centri all'estero".