Anche l’orecchio vuole la sua parte!

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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  • Uno studio francese ha rilevato una prevalenza di perdita dell’udito pari a circa il 25% nella popolazione adulta della nazione e una prevalenza di perdita dell’udito disabilitante pari al 4%.
  • Solo un adulto su tre con problemi di udito utilizza dispositivi per migliorare la propria condizione.
  • Servono programmi di prevenzione e cura più diffusi ed efficaci a livello nazionale.

Secondo quanto emerso da un recente studio pubblicato su JAMA Network Open, quasi un adulto francese su 4 soffre di perdita dell’udito e il 4% circa soffre addirittura di una forma disabilitante del disturbo. Come se non bastasse pochi di coloro che ne avrebbero bisogno fanno uso di dispositivi per migliorare l’udito.

“Nel mondo la perdita di udito riguarda 1,5 miliardi di persone e le stime parlano di 2,45 miliardi entro il 2050” esordiscono gli autori guidati da Quentin Lisan del Foch Hospital di Suresnes (Francia) primo nome dell’articolo. “La perdita di udito è una delle principali cause di disabilità negli adulti e negli anziani e rappresenta anche un grande problema economico, con costi annuali di 980 miliardi di dollari” aggiungono Lisan e colleghi ricordando che oltre alle difficoltà di comunicazione, la perdita di udito si associa anche a ritardi del linguaggio nei bambini, isolamento sociale, depresssione, decadimento cognitivo, demenza e una ridotta qualità di vita.

Date queste premesse e la mancanza di un quadro preciso e aggiornato sulla prevalenza dei disturbi dell’udito nella popolazione francese, gli autori hanno portato a termine la loro analisi partendo dalla popolazione dello studio CONSTANCE, oltre 200.000 partecipanti adulti (18-75 anni). “Abbiamo incluso nel nostro studio i 186 460 soggetti per i quali erano disponibili dati audiometrici” dicono gli autori che hanno definito la perdita di udito come una media nei toni puri pari a 20 decibel (dB) o superiore (il valore minimo percepito) e la perdita di udito disabilitante come una media di 35 dB o più.

L’analisi ha mostrato che il 24,8% della popolazione aveva perdita di udito e il 4,3% un disturbo disabilitante. Inoltre, la prevalenza aumentava con l’aumentare dell’età toccando picchi del 73,3% e del 64,1%, rispettivamente, negli uomini e nelle donne di 71-75 anni con perdita di udito. Per il disturbo disabilitante la percentuale ha raggiunto il 23,3% nella fascia 71-75anni.

Interessante inoltre notare che solo il 36,8% dei partecipanti con disturbi disabilitanti ha dichiarato di far uso di apparecchi acustici: il 56,7% nella fascia 18-25 anni e il 32,9% in quella 71-75 anni. “Probabilmente i giovani, che hanno maggiori interazioni sociali sia personali che professionali, sono più portati a utilizzare questi dispositivi che restano comunque sotto-utilizzati” commentano gli autori che poi concludono: “I risultati del nostro studio sottolineano l’importanza di implementare programmi per aumentare la consapevolezza dell’importanza di questi disturbi, oltre che l’urgenza di mettere in campo strategie di identificazione, prevenzione e trattamento dei problemi di udito”.

Il quadro descritto da Lisan e colleghi non si discosta molto da quello italiano: secondo i dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità in occasione della VII giornata dell’udito (3 marzo 2022), sono 7 milioni le persone con problemi di udito (12,1% della popolazione), con un over 65 su tre che soffre di ipoacusia. Inoltre il 54% della popolazione non ha mai effettuato un esame dell’udito e solo il 25% di chi ne avrebbe bisogno usa l’apparecchio acustico.