Anche in Italia il rischio oncologico aumenta nei pazienti dializzati


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Rispetto alla popolazione generale, i pazienti con malattia renale in fase terminale presentano un rischio superiore di sviluppare specifici tipi di tumore e questo rischio è più elevato soprattutto nei giovani pazienti. Sono queste in sintesi le conclusioni di uno studio italiano recentemente pubblicato sulla rivista BMC Nephrology da un gruppo di ricerca guidato da Martina Taborelli, del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano.

“Sappiamo da studi condotti in Asia, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e nord Europa che i pazienti dializzati hanno un rischio di cancro più elevato, ma mancano dati sui paesi dell’Europa meridionale, inclusa l’Italia” spiegano gli autori, che nella loro ricerca hanno valutato il rischio di nuove neoplasie in una coorte di 3.407 pazienti dializzati in Friuli Venezia Giulia. “Abbiamo associato i dati dei registri sanitari locali con quelli dei registri oncologici e abbiamo stimato i rischio di nuove neoplasie nei pazienti rispetto alla popolazione generale utilizzando i rapporti di incidenza standardizzati (SIR)” precisano.

Le analisi hanno confermato quanto noto per gli altri Paesi, ovvero un incremento del rischio oncologico in questa popolazione con nefropatia avanzata. In generale, il rischio per tutte le nuove neoplasie combinate è risultato 1,3 volte più elevato, con incrementi più accentuati nei pazienti di età compresa tra 40 e 59 anni (SIR=1,88). Nel primo anno dall’inizio della dialisi è stato il rischio è risultato particolarmente elevato (SIR=8,52), mentre tra i tumori i rischi maggiori si sono verificati per la neoplasia del rene (SIR=3,18), della pelle non-melanoma (SIR=1,81), del cavo orale (SIR=2,42) e per il sarcoma di Kaposi (SIR=10,29).

“I meccanismi che legano la nefropatia in fase terminale con questo aumento del rischio neoplastico sono ancora da chiarire nel dettaglio, ma i risultati dello studio sottolineano l’importanza di strategie di prevenzione e controllo per questa popolazione, in particolare per i giovani pazienti dializzati” concludono Taborelli e colleghi.