Anaao, '10mila sanitari contagiati di cui 20% medici, errori gestione'


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Milano, 2 apr. (Adnkronos Salute) - "Il numero degli operatori sanitari contagiati" da nuovo coronavirus "ha superato i 10.000 casi. Il 20% circa sono medici. Molti sono ricoverati in Rianimazione. Angosciante è l'elenco dei morti che cresce", arrivato a 68 casi "e nella prossima saliremo ancora in questa scala del dolore". E' il quadro tracciato dal sindacato di medici e dirigenti sanitari Anaao Assomed che puntano il dito contro quella che definiscono "una catena di errori di gestione", che sarebbe alla base dei numeri rilevati fra i sanitari.

Nella sua analisi su cosa abbia favorito il contagio degli operatori negli ospedali e sul territorio, Anaao individua "un combinato disposto di almeno 4 cause". Punto primo "la tardiva attivazione delle misure di contenimento e l'impreparazione, anche per problemi strutturali negli ospedali, soprattutto nei pronto soccorso, e nel territorio nell'azione di prevenzione e contenimento del 'rischio biologico'. Ci siamo dimenticati dell'insegnamento di Carlo Urbani che aveva combattuto la Sars in Vietnam ed è morto a causa dell'infezione il 26 marzo 2003 raccomandandoci di isolare strettamente i pazienti contagiati e proteggere con ogni mezzo gli operatori sanitari, bene più prezioso nella lotta contro l'espansione dell'epidemia".

A questo proposito, prosegue il sindacato, "è mancata, o è stata inadeguata, l'attuazione di quanto già scritto nei Piani pandemici nazionali (ultimo del 2006) e regionali (2007)". Nell'elenco dell'Anaao il secondo punto è la "carenza, o mancanza in alcuni casi e inadeguatezza in altri, dei dispositivi di protezione (maschere Ffp2 e 3, occhiali o visiere, sovracamici/tute, guanti, calzari, copricapo). Semplicemente non risultavano stoccati, in contrasto con la normativa vigente. Carenza coperta con norme di legge ad hoc con cui si è innalzata a dignità di Dpi la semplice mascherina chirurgica".

"Omesso - accusa ancora Anaao - anche l'obbligo di sorveglianza della sicurezza per il personale sanitario", situazione "favorita anche da indirizzi legislativi, come l'articolo 7 del Dl 14/2020, con cui si è escluso il personale dal dovere dell'isolamento fiduciario in caso di esposizione non protetta a Covid-19, precedentemente prevista per tutti i cittadini. Personale sanitario non esonerato dal continuare il proprio lavoro, per il rischio di chiudere alcuni servizi, ma costretto alla quarantena a fine servizio per non rischiare di diffondere il possibile contagio ai propri cari. Condizione angosciante che ha spinto molti a evitare il ritorno a casa".

Infine il quarto punto per il sindacato è il fatto che sia stata "disattesa l'indicazione e la tempistica, anche questa prevista da normativa specifica, all'esecuzione dei tamponi naso faringei con conseguente mancata messa in sicurezza di tutto il personale che garantisce i servizi pubblici essenziali, in primis quello sanitario. Si è voluto limitare la procedura diagnostica ai soli sanitari con evidenti sintomi respiratori dimenticando l'ampio spettro clinico e sintomatologico della Covid e la possibilità di casi asintomatici o pauci-sintomatici. Le omissioni e i ritardi hanno trasformato molti sanitari venuti in super diffusori di virus".

"Siamo di fronte - conclude l'Anaao - a una lesione dell'articolo 32 della Costituzione che inquadra il diritto fondamentale alla salute quale diritto di ogni singolo individuo, valido pertanto anche per il personale sanitario". Sotto il profilo deontologico, invece, "viene leso il principio del primum non nocere. È necessario cambiare prospettiva e fare molto di più. Non siamo eroi, non siamo angeli e non vogliamo essere martiri. Se le norme non cambiano, dovremo rassegnarci al fatto che sempre di più dalla prima linea salga la richiesta di applicazione dell'articolo 44 del D.Lgs 81/2008 che disciplina il 'diritto di resistenza' del lavoratore a fronte di un pericolo per la propria salute 'grave' e 'inevitabile'".