Ammessi candidati a Medicina generale esclusi 'non per merito'


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Roma, 25 set. (AdnKronos Salute) - Fuori dal corso di Medicina generale non per questioni di merito, ma anzi per essersi laureati prima. Una situazione paradossale per il Tar del Lazio che, annullando il decreto ministeriale che regola l'accesso al corso di Medicina generale, ha ordinato l'ammissione in sovrannumero dei candidati rimasti fuori, accogliendo il ricorso proposto dagli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

Il decreto del 2006 prevede che "in caso di parità di punteggio si faccia ricorso al criterio di preferenza della minore anzianità di laurea, o in subordine della minore età". Come già sottolineato dai due legali, anche per il Tar si tratta di "un criterio assolutamente illogico e irrazionale che, paradossalmente, finisce per premiare solamente i soggetti che hanno impiegato più tempo a laurearsi e non certamente i migliori. L'assoluta irrazionalità del criterio - contestano Delia e Bonetti - emerge pensando che ci sono candidati esclusi nonostante abbiano seguito il medesimo percorso universitario così da laurearsi nella medesima sessione ma in giorni differenti, con la conseguenza che l'ammissione al corso di Medicina generale viene decisa semplicemente perché il giorno di conseguimento del diploma di laurea è anteriore a quello di un altro candidato".

"Per l'ammissione alle Scuole di specializzazione universitarie la posizione nella graduatoria nazionale, laddove si verifichi la parità di punteggio finale - scrive il Tar del Lazio, comparando la disciplina sull'accesso a Medicina generale con altri analoghi settori - è affidata a criteri oggettivi e comunque volti a valorizzare il merito dimostrato nello svolgimento delle prove dai candidati e tanto si verifica anche per tutti i concorsi pubblici, laddove la preferenza è risolta in base a criteri di merito quale l'aver svolto lodevole servizio nelle pubbliche amministrazioni. E che il merito debba avere una sua rilevanza nei casi di parità di punteggio da parte dei concorrenti - sottolinea - è sovente ribadito dal Consiglio di Stato che" tra l'altro "sostiene che il criterio della minore età è residuale rispetto al merito e ai titoli di preferenza".

Il principio, precisa il Tar, "va senz'altro mutuato nel caso in esame, in cui dunque il criterio di preferenza della minore anzianità di laurea non appare legato a nessun principio oggettivo di merito, ma a circostanze soggettive e fattuali irrilevanti ai fini dell'accesso ad un corso formativo destinato a costituire a sua volta titolo di valutazione per l'inserimento nella professione medica di base".

"Un sistema così strutturato affida sostanzialmente al caso - commenta Delia - l'ammissione al percorso di formazione, in aperta violazione di tutti i principi che sottendono ogni procedura concorsuale, finalizzata sempre alla scelta dei migliori. Volendo dargli una logica, potrebbe essere individuata nella circostanza che la minore anzianità di laurea dovrebbe corrispondere a un aggiornamento più recente. Paradossalmente, tuttavia, si dimentica che se è questa la ratio, l'aggiornamento più recente deve essere riferito anche al post lauream e, dunque, ai titoli accademici, persino più alti successivamente acquisiti. Un criterio che, andando a valorizzare semplicemente la data di conseguimento del diploma di laurea, non tiene in considerazione la reale preparazione dei vari concorrenti: è irragionevole che soggetti operanti nel medesimo settore, ossia quello medico, subiscano regole così diverse nella disciplina dell'accesso ai corsi di formazione post lauream, quando si verificano situazioni di ex aequo", conclude.