Alzheimer, tra le cause un guasto al motore delle cellule


  • Adnkronos Salute
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Padova, 18 feb. (AdnKronos Salute - Un guasto al motore delle cellule potrebbe essere una delle cause della malattia di Alzheimer, la forma più frequente di demenza, ad oggi senza cura. Uno studio italiano pubblicato su 'Cell Reports' - condotto da Alice Rossi, Giulia Rigotto, Giulia Valente, Valentina Giorgio, Emy Basso, Riccardo Filadi e Paola Pizzo del Dipartimento di Scienze biomediche dell'università di Padova e dell'Istituto di Neuroscienze del Cnr - ha infatti evidenziato come vari modelli sperimentali della patologia presentino un funzionamento alterato dei mitocondri, le centrali energetiche cellulari, e come questo possa tradursi in un'alterata attività neuronale alla base della malattia.

"La corretta funzionalità dei mitocondri - spiega Pizzo - è necessaria per rifornire la cellula della giusta quantità di molecole energetiche necessarie a svolgere la maggior parte delle attività cellulari. Una carenza energetica importante o prolungata nel tempo può avere un esito nefasto per la cellula". In ricerche precedenti, il team padovano aveva segnalato come, in specifiche forme ereditarie della malattia, i segnali molecolari basati sullo ione calcio fossero alterati a livello di alcuni organelli subcellulari, tra cui i mitocondri. "In questo nuovo lavoro - riferisce Filadi - abbiamo definito il meccanismo tramite il quale una proteina coinvolta nelle forme precoci ed ereditarie di Alzheimer, la presenilina 2, altera la funzionalità del mitocondrio. La sua azione è duplice: da una parte diminuisce il flusso di calcio all'interno dei mitocondri, deprimendo così l'attività di alcuni enzimi deputati alla produzione di energia; dall'altra riduce l'entrata al mitocondrio del piruvato, una molecola importante per il metabolismo mitocondriale. Volendo fare un paragone automobilistico, è come se il motore delle nostre cellule, ossia i mitocondri, rimanessero a corto di carburante, compromettendo la capacità delle cellule nervose di far fronte a situazioni di stress che richiedono molta energia".

Il rilievo di questi risultati - osservano gli autori - è amplificato dal fatto che simili difetti si riscontrano anche in modelli sperimentali di Alzheimer che mimano le forme non ereditarie della malattia, molto più frequenti nella popolazione. Tale difetto energetico si ripercuote sulla corretta funzionalità neuronale, portando queste cellule più facilmente a morte, contribuendo alla neurodegenerazione tipicamente descritta nella patogenesi della malattia di Alzheimer.

"Siamo purtroppo ancora lontani dal trovare un farmaco capace di sconfiggere definitivamente questa malattia - precisa Pizzo - Tuttavia pensiamo che i nostri risultati possano stimolare la comunità scientifica a focalizzare la ricerca su aspetti come la funzionalità mitocondriale, finora poco studiati, ma che crediamo possano offrire nuove opportunità terapeutiche. A tal proposito, sarà essenziale poter effettuare una sperimentazione in modelli animali della malattia, che risultano ancora insostituibili per lo studio di patologie complesse come le malattie neurodegenerative e il cancro".