Alzheimer: nessun vantaggio di verubecestat rispetto a placebo


  • Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • Ai dosaggi di 12 o 40 mg/dì verubecestat riduce i livelli di beta amiloide nel fluido cerebrospinale e il carico di amiloide a livello cerebrale, ma ciò non influisce sul decadimento cognitivo o funzionale dei pazienti con Alzheimer da lieve a moderato.   

Descrizione dello studio

  • Studio randomizzato controllato con placebo su 1.958 pazienti con diagnosi di malattia da Alzheimer da lieve a moderata, della durata prevista di 78 settimane.
  • Randomizzazione a tre bracci: V a 12 mg/dì (n=653, gruppo V12), V a 40 mg/dì (n=652, gruppo V40) e placebo (n=653, gruppo Plac), stratificata per regione geografica, gravità della malattia (lieve o moderata in base a MMSE) e trattamento farmacologico in corso (memantina o inibitori delle colinesterasi).
  • Outcome coprimari: cambiamento dalla baseline del punteggio sulla sottoscala cognitiva della Alzheimer’s Disease Assessment Scale (ADAS-cog; range 0-70, con i punteggi più alti per demenza più avanzata) e della Alzheimer’s Disease Cooperative Study Activities of Daily Living Inventory scale (ADCS-ADL; range 0-78, con i punteggi più bassi per minore funzionalità).
  • Outcome secondari: cambiamento dalla baseline del punteggio CDR-SB, volume totale dell’ippocampo alla RM, concentrazione di proteina tau totale nel fluido cerebrospinale, carico di amiloide cerebrale misurato con PET, punteggio MMSE e NPI.
  • Fonte del finanziamento: Merck.

 

Risultati principali

  • Lo studio è stato interrotto dopo 50 mesi per mancanza di risultati, mentre nei gruppi di trattamento, rispetto a quello placebo, si evidenziava una maggior frequenza di effetti collaterali: rash cutanei, cadute e traumi, disturbi del sonno, ideazione suicidaria, perdita di peso e cambiamenti del colore dei capelli.
  • Stima della variazione del punteggio ADAS-cog da baseline a 78 settimane: V12 7,9 (P=0,63 rispetto a Plac), V40 8,0 (P=0,46 rispetto a Plac), Plac 7,7.
  • Stima della variazione del punteggio ADCS-ADL da baseline a 78 settimane: V12 -8,4 (P=0,49 rispetto a Plac), V40 -8,2 (P=0,32 rispetto a Plac), Plac -8,9.
  • I punteggi di CDR-SB, MMSE e NPI sono peggiorati in tutti e 3 i gruppi senza differenze significative.
  • Il volume ippocampale nei gruppi V si è ridotto più che in Plac, ma anche il carico di amiloide cerebrale.
  • Non si sono verificate differenze significative nell’aumento della concentrazione di tau totale nel fluido cerebrospinale tra gruppi V e Plac, mentre nei gruppi di trattamento si è osservata una marcata riduzione di beta amiloide.

Perché è importante

  • Si stima che il numero di casi di Alzheimer sia destinato a impennarsi nei prossimi decenni, con un forte impatto sulle famiglie e sui sistemi sociosanitari.
  • Lo studio mostra che intervenire sull’amiloide quando i sintomi sono già comparsi potrebbe essere troppo tardi.