Allarme Simit, 100 casi di morbillo tra operatori sanitari, 83 non vaccinati


  • Adnkronos Sanità
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Roma, 13 nov. (AdnKronos Salute) - "Ogni caso di morbillo è potenzialmente in grado di causare 16-18 casi secondari. E' quindi assolutamente inaccettabile che un operatore sanitario non sia protetto e di conseguenza non protegga i suoi assistiti". Il 'j'accuse' arriva dalla Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit), che per bocca del suo presidente Massimo Galli, commentando l'epidemia che si è diffusa in un ospedale di Bari, ricorda alcuni numeri. Su un totale di 2.295 casi in Italia, registrati dall'inizio del 2018 al 30 settembre, la maggior parte riguardava persone mai vaccinate. Tra questi ben 100 casi riguardavano operatori sanitari, 83 dei quali non erano mai stati vaccinati, mentre 8 erano stati vaccinati in maniera incompleta.

"L'età mediana degli operatori sanitari colpiti da morbillo, 35 anni, e l'età mediana dei casi di morbillo segnalati in Italia quest'anno, 25 anni - spiega Galli - rivelano come a rischio di contrarre questa malattia siano anche gli adulti non vaccinati o che non si siano infettati in età infantile. Tra questi molte donne in età fertile, che dovrebbero assolutamente vaccinarsi prima di intraprendere una gravidanza. Altrettanto necessario è provvedere alla vaccinazione degli operatori sanitari non vaccinati e che non abbiano contratto il morbillo nell'infanzia".

La Simit ricorda poi gli altri numeri 'pesanti' del morbillo che, da gennaio 2017, ha contato 17 morti, soprattutto in bambini e adulti immunodepressi. A questi si è aggiunto un altro possibile caso di cui è stata data notizia a Trieste in questi giorni. E ancora: dall'inizio del 2013 i casi segnalati sono stati 12.787. Quanto alle ultime notizie di cronaca che arrivano da Bari, Galli ammonisce: "E' una vergogna che ci pone nella posizione di fanalino di coda in Europa nella lotta contro una malattia eliminabile e che alimenta giudizi negativi sull'efficienza del sistema sanitario nel nostro Paese, con possibili ricadute negative anche sulla scelta dell'Italia come meta turistica".

"E' ora di denunciare - prosegue il presidente Simit - le responsabilità che in tutto questo competono a chi, preposto per dovere d'ufficio a garantire la salute della popolazione, invece di far rispettare con fermezza la legge sull'obbligo vaccinale, traccheggia assumendo posizioni contraddittorie, generando confusione e favorendo gli irresponsabili che su posizioni egoistiche cercano scappatoie agli adempimenti di legge. Gli infettivologi italiani non possono che esprimere il loro completo dissenso verso qualsiasi posizione che possa indurre a ritenere che i problemi inerenti le vaccinazioni siano da considerarsi superati o di prossima risoluzione, o che dia spazio a tentativi di aggirarli con scappatoie non suffragate da alcun fondamento scientifico".

"A oggi, e vista la situazione - prosegue Galli - l'obbligo vaccinale rigorosamente applicato resta l'unica via percorribile per un periodo che non è possibile prevedere di breve durata. Bisogna rilanciare la vaccinazione anche in ampi strati di giovani adulti rimasti fuori dagli interventi di prevenzione. Non solo le coperture richieste dall'Oms e dall'evidenza scientifica contro le infezioni prevenibili mediante vaccinazione non sono ancora state raggiunte, ma anche solo il pieno mantenimento nel tempo della copertura vaccinale nei nuovi nati in più anni consecutivi potrà permettere il conseguimento dei risultati necessari".

"Ogni ulteriore sottovalutazione in questo momento può essere foriera di pericolose conseguenze ai danni della salute pubblica - avverte l'esperto - e soprattutto ai danni delle componenti più fragili della popolazione, come i bambini immunodepressi, che non potendo praticare i vaccini o non potendo beneficiare di essi vengono protetti solo dall'immunità di gregge, cioè dalle vaccinazioni praticate dagli altri che impediscono la circolazione delle infezioni". Gli infettivologi italiani ribadiscono quindi che "le vaccinazioni, nel bambino come nell'adulto a rischio e nell'anziano, sono un obiettivo prioritario che non deve essere messo in pericolo da alcun tipo di tentativo irresponsabile di elusione".