Allarme Oms, impreparati a pandemia, farebbe 80 mln morti


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Roma, 19 set (AdnKronos Salute) - Una virulenta pandemia influenzale, di origine sconosciuta, che si diffonde in tutto il mondo in 36 ore, uccidendo fino a 80 milioni di persone, scatenando panico, destabilizzando la sicurezza nazionale e danneggiando l'economia mondiale. E' lo scenario catastrofico ma "non impossibile" che potrebbe avverarsi in un giorno non molto lontano, ma di fronte al quale i governi e le organizzazioni internazionali sarebbero del tutto impreparati. E' la denuncia che emerge dalla prima relazione annuale del 'Global Preparedness Monitoring Board', commissione indipendente di esperti istituita dalla Banca mondiale e dall'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) dopo la prima crisi di Ebola nel 2014-2015 in Africa occidentale.

Gli esperti avvertono infatti che ci sono "rischi sempre maggiori di epidemie, ma il mondo è impreparato", e citano malattie a rischio epidemico quali "Ebola, influenza e Sars, sempre più difficili da gestire di fronte all'aumento dei conflitti, di Stati fragili e delle migrazionei. La crisi climatica, l'urbanizzazione e la mancanza di servizi igienico-sanitari e idrici adeguati - ammoniscono - sono terreno fertile per focolai catastrofici e in rapida diffusione".

"Per troppo tempo, gli approcci dei leader mondiali alle emergenze sanitarie sono stati caratterizzati dall'alternarsi di panico e disinteresse", ha denunciato Gro Harlem Brundtland, ex primo ministro norvegese e co-chairman del Board insieme al direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus e a Elhadj As Sy, Federazione internazionale delle società di Croce rossa e Mezzaluna rossa. "È giunto il momento di intervenire e agire con urgenza. Ciò deve includere maggiori finanziamenti a livello comunitario, nazionale e internazionale per prevenire la diffusione dei focolai. E' inoltre necessario che i leader adottino misure proattive per rafforzare i meccanismi di coordinamento tra i governi e le società per rispondere rapidamente a un'emergenza".

Gli esperti citano ad esempio l'attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove la mancanza di fiducia tra le comunità e le autorità ha minato gli sforzi di risposta, confrontandola con l'Uganda, dove le autorità sanitarie pubbliche e i rappresentanti della comunità locali aveva già in atto un piano quanto il virus ha attraversato il confine: i casi nel Paese sono stati così rapidamente isolati e rilevati, riducendo ulteriori infezioni.

"La fiducia tra le comunità e le istituzioni è la chiave per una risposta di emergenza, ma è quasi impossibile costruire la fiducia nel bel mezzo di una crisi", ha sostenuto As Sy. Per questo "bisogna farlo prima. Non possiamo presentarci una volta che una crisi sanitaria colpisce. Dobbiamo essere lì prima, durante e dopo".

"Ebola, colera, morbillo: i più gravi focolai di malattia di solito si verificano nei luoghi con i sistemi sanitari più deboli", ha detto il direttore generale Oms. "Come leader delle nazioni, delle comunità e delle agenzie internazionali, dobbiamo assumerci la responsabilità della preparazione alle emergenze e seguire le lezioni che queste ci stanno insegnando. Dobbiamo aggiustare il tetto prima che arrivi la pioggia", conclude.