Al Niguarda Milano la Tin dei record, 90% prematuri ce la fa


  • Adnkronos Salute
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Milano, 15 nov. (AdnKronos Salute) - Trecentocinquanta neonati all'anno, quasi uno al giorno, arrivano all'ospedale Niguarda di Milano dalla città, dal resto della Lombardia e da fuori regione per essere ricoverati nel reparto di Terapia intensiva neonatale. Una Tin dei record, dove la sopravvivenza di 'bebè piuma' che spesso stanno dentro il palmo di una mano arriva al 90,9% e dove il 67,2% diventa grande senza disabilità. Un livello eccellenza che si raggiunge "con la passione, lo studio, l'aggiornamento continuo e la voglia di confrontarsi con i migliori per potersi migliorare sempre", spiega all'AdnKronos Salute il primario Stefano Martinelli, in occasione della Giornata mondiale dei bambini prematuri che si celebra il 17 novembre.

La Tin di Niguarda conta 7 letti di Terapia intensiva e 20 di Sub-intensiva. Nell'ospedale è basata una delle tre équipe di trasporto d'emergenza neonatale del capoluogo lombardo, che da sola fa una sessantina di viaggi ogni anno. Tra il 2006 e il 2018 il reparto ha curato 634 prematuri che alla nascita pesavano meno di 1.500 grammi, e uno di loro - il piccolo Marco, in corsia per tutti 'Marcolino' - proprio in questi giorni è ritornato in ospedale con la sua famiglia per festeggiare insieme ai suoi angeli, "gli zii della Tin", il primo compleanno.

I numeri di Niguarda spiccano nel mondo, se rapportate alle medie della Von (Vermont Oxford Network): una rete che si occupa di migliorare la qualità e la sicurezza dei reparti per i prematuri, creata negli Usa nel 1990 e alla quale aderiscono oggi circa mille centri del globo fra cui la Tin di Niguarda. In ambito Von il tasso di sopravvivenza è all'85,7% e quello dei bimbi che ce la fanno senza riportare disabilità al 57%. Le circa 90 Tin italiane sono sopra la media con l'86,7% e il 61,1% rispettivamente.

In Italia - ricordano da Niguarda - i bebè pretermine rappresentano circa il 10% del totale nati, incidendo sulla mortalità neonatale per il 50% e su quella infantile per il 40%. Bambini nati prima della 37esima settimana di gestazione, che fin dai primi istanti di vita hanno bisogno di terapie intensive adeguate e dedicate perché non hanno ancora maturato del tutto organi e apparati, e non sono ancora capaci di adattarsi alla vita fuori dal grembo materno.

"Al Niguarda - sottolinea Martinelli, direttore della Neonatologia e della Terapia intensiva neonatale - è anche particolarmente bassa l'incidenza di complicanze come la retinopatia della prematurità grave e la leucomalacia periventricolare, grazie al supporto di Cardiologia, Cardiochirurgia, Neurologia, Chirurgia e Oculistica pediatriche e dei servizi di diagnostica che ci permettono di offrire assistenza a 360 gradi ai neonati, sia pre-termine che a termine". Altro dato di rilievo: "Una mamma su due che lascia la Tin di Niguarda è in grado di allattare il suo piccolo esclusivamente con il proprio latte". 

"Quella di Marco è una delle tantissime storie che abbiamo nel cuore - precisa il primario - le storie di cui è fatta la nostra vita ospedaliera e che sono la nostra soddisfazione più grande". Certamente l'eccellenza va supportata, riflette lo specialista che, invitato a lanciare un messaggio ai decisori, chiede semplicemente di "ottimizzare le risorse, che oggi sono poche nella sanità così come in tanti altri settori, concentrandole nei centri di riferimento. Un approccio che dovrebbe valere per ogni disciplina". Intanto Niguarda non si ferma e punta ancora più in alto: "Il nostro obiettivo è sempre la qualità. Vogliamo migliorare ancora e migliorare sempre, perché per la qualità non c'è mai un massimo", conclude.