Al Monzino di Milano nuovo trattamento anti-sincope

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Milano, 20 gen. (Adnkronos Salute)() - Uno spavento o un'emozione intensa, il cuore che all'improvviso si ferma per una manciata di secondi, lo svenimento e la perdita di coscienza. Sono le sincopi che si manifestano spesso nei 20-30enni che soffrono di sindrome vasovagale, una condizione fortemente limitante anche se non mortale. Il Centro cardiologico Monzino (Ccm) di Milano è "fra i pochi al mondo e fra i primi in Italia" a offrire la cardioneuroablazione, una tecnica innovativa per trattare questi giovani pazienti. Il Dipartimento di Aritmologia guidato da Claudio Tondo ne ha curati 15 in un anno con "risultati molto promettenti", informano dall'Irccs del cuore.

La sindrome vagale - spiegano gli esperti - è molto invalidante proprio perché può generare le sincopi, svenimenti improvvisi con perdita di coscienza che si verificano per cause diverse, che vanno dalla vista del sangue a una forte emozione. La sincope vasovagale ha origine da un'interruzione del battito cardiaco che può durare da pochi secondi a oltre 10-20, causata da una iperattività del nervo vago che governa uno dei due sistemi che, insieme al sistema simpatico, innervano il cuore. In situazione di normalità i due sistemi sono in equilibrio e mediano il battito cardiaco, aumentandolo (sistema simpatico) o rallentandolo (sistema vagale). Quando il nervo vago è ipertonico e riceve una stimolazione prevale sul sistema simpatico, provocando la caduta della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa.

"Attualmente la sindrome vagale grave nei giovani può essere curata con l'impianto di un pacemaker, che tuttavia non è la soluzione ottimale - sottolinea Tondo - Purtroppo infatti il dispositivo è destinato a un possibile deterioramento nel tempo. Per questi giovani pazienti la cardioneuroablazione è una nuova opzione di cura che nasce dalla esperienza nelle ablazioni transcatetere per il trattamento delle aritmie".

"Il principio è lo stesso" di quello alla base del trattamento anti-aritmie, descrive lo specialista: "Si tratta di individuare le 'stazioni nervose' attraverso cui il nervo vago agisce sul cuore (mappatura) e cauterizzarle via catetere per ridurre o eliminare l'azione eccessiva del sistema vagale sull'attività elettrica del cuore. Durante la mappatura si stimola il nervo vago e si osservano le stazioni che innescano la pausa elettrica, quindi si effettua una denervazione cardiaca che consiste nel disattivare le stazioni 'incriminate'. In questo modo modifichiamo la fisiologia cardiaca senza impiantare un pacemaker".

"La procedura è complessa e richiede una vasta esperienza e know-how dell'elettrofisiologia cardiaca, oltre che operatori qualificati - rimarca Tondo - I risultati però sono piuttosto promettenti: al Monzino abbiamo trattato 15 pazienti e nel 65% dei casi si è verificata una riduzione significativa delle pause elettriche, con grande sollievo dei giovani pazienti che tornano a condurre una vita normale".