AIOM 2022 – La comunicazione alla base della buona cura

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Conference Reports
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Le parole e i gesti che usiamo per comunicare hanno un peso, anche in oncologia. Non a caso la sessione di apertura della XXIV edizione del Congresso Nazionale della Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) è stata dedicata proprio al tema “Comunicare è cura”. Un’occasione per il confronto diretto tra diversi attori: giornalisti e social media manager, ma anche medici e pazienti.

Partendo dalla presentazione di apertura di Daniela Minerva, giornalista medico-scientifica, si è quindi discusso di fake news, nuovi modi di comunicare in modo semplice ma non semplicistico le informazioni relative alla malattia e di metafore legate alla comunicazione in oncologia, prima tra tutte quella bellica, che scatena sempre reazioni contrastanti e accesi dibattiti tra sostenitori e critici.

“Comunicare scienza è fare scienza” ha sottolineato Mauro Boldrini, presidente di Intermedia e moderatore della sessione assieme a Giordano Beretta, Presidente di Fondazione AIOM.

E nell’era dei social media non poteva mancare un intervento dedicato a questi “nuovi” strumenti di comunicazione. Fabio Pagano, social media manager di Intermedia, ha descritto la strategia di comunicazione sui social di AIOM e Fondazione AIOM, sottolineandone l’impegno in termini di contrasto alle fake news e di comunicazione positiva.

Comunicazione centrata sul paziente e bellezza collaterale

“Spesso la comunicazione viene vista come un contorno, come qualcosa di secondario, ma in realtà si tratta di una scienza e, come tale, di una materia che può e deve essere studiata e appresa” ha detto Sergio Ardis, dell’Università di Pisa e membro del Direttivo Nazionale della Società Italiana di Medicina Narrativa, spiegando che la buona comunicazione è quella che produce effetti.

E le prove a sostegno degli effetti positivi della buona comunicazione sono molte, soprattutto per la cosiddetta comunicazione centrata sul paziente.

Tra questi effetti si possono citare il miglioramento del decorso delle malattie acute e croniche fisiche e mentali, la maggiore soddisfazione dei pazienti dopo le cure, la riduzione dell’ansia dei pazienti e l’aumento della loro autoefficacia, senza dimenticare la maggiore aderenza alla terapia.

La buona comunicazione fa bene però anche agli operatori sanitari: diminuisce gli errori medici, la conflittualità sanitaria, il rischio di burnout del personale sanitario e aumenta il benessere. Gli esempi dalla letteratura scientifica non mancano.

Ma qual è l’obiettivo della comunicazione centrata sul paziente? “L’obiettivo principale è unire le due agende comunicative di medico e paziente, che in genere si sovrappongono solo in minima parte nel corso della visita medica” ha detto Ardis.

Lo strumento per raggiungere tale traguardo è uno solo: la formazione, basata su un insegnamento evidence-based che sia soggetto a una rigorosa valutazione di efficacia

In chiusura di sessione Paola Cornero, docente e rappresentante dei pazienti, ha portato il punto di vista di chi ha ricevuto una diagnosi di cancro. “La mia esperienza è stata molto positiva: ho incontrato medici che non volevano solo curare la parte malata del mio corpo, ma prendersi cura di me. Io la chiamo la ‘bellezza collaterale’ della mia malattia” ha affermato, ricordando però che molte persone vivono un’esperienza diametralmente opposta.

Secondo Cornero c’è ancora molta strada da fare nella comunicazione medico-paziente. “Serve un cambiamento radicale di prospettiva da parte del medico, che spesso fornisce spiegazioni troppo tecniche e poco empatiche, e del paziente, che non di rado pone al medico domande non del tutto corrette” ha precisato. Ma con la buona volontà da entrambe le parti anche questo obiettivo è raggiungibile e la comunicazione può davvero trasformarsi in un potente strumento di cura.