AIOM 2022 – Attività fisica, molto oltre la prevenzione primaria

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Conference Reports
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L’attività fisica dovrebbe essere parte della routine giornaliera di tutti i cittadini, inclusi i pazienti oncologici. Se ne è parlato ampiamente a Roma in una sessione del XXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Oncologia Medica (AIOM), che ha rappresentato anche l’occasione per citare le “Linee di indirizzo sull'attività fisica - Revisione delle raccomandazioni per le differenti fasce di età e situazioni fisiologiche e nuove raccomandazioni per specifiche patologie”. Il documento del Ministero della Salute, adottato il 3 novembre 2021, è incentrato sull’importanza dell’attività fisica nel prevenire le malattie non trasmissibili, tra le quali anche il cancro.

 

Muoversi verso la prevenzione

Elisa Maria Stroppa, dell’Ospedale “Guglielmo da Saliceto” di Piacenza ha aperto la sessione con una presentazione interamente dedicata alla prevenzione primaria. “Secondo le stime, il 35% circa di tutti i decessi oncologici annuali è attribuibile a fattori di rischio modificabili come obesità, alcol, fumo e sedentarietà” ha affermato l’esperta, ricordando alcuni dei meccanismi attraverso i quali l’attività fisica protegge dall’insorgenza dei tumori. Si va dalla riduzione dell’indice di massa corporea a quella dell’insulino-resistenza, dal potenziamento del sistema immunitario alla riduzione della produzione di estrogeni. “L’esercizio dovrebbe essere prescritto come una medicina, poiché il movimento può essere efficace tanto quanto un farmaco contro tumori e malattie cardiovascolari” ha affermato Stroppa. E i dati lo confermano. Nel tumore del colon, per esempio, le persone attive hanno un rischio di malattia del 30-40% più basso rispetto a quelle sedentarie. Discorso simile per il tumore mammario. “In particolare, sembra che 30 minuti al giorno di attività di intensità elevata come la corsa siano sufficienti per innescare i meccanismi protettivi nei confronti della neoplasia” ha precisato l’oncologa, mostrando anche dati sul rischio di tumore della cervice e melanoma. “Nel caso del melanoma gli studi mostrano che esiste un’associazione tra attività fisica e aumento del rischio di tumore, molto probabilmente a causa del fatto che buona parte dell’attività fisica viene svolta all’aperto, esponendo la pelle al sole, magari senza protezione solare” ha spiegato.

 

Quanta e quale attività fisica dopo la diagnosi

L’attività fisica porta benefici anche in chi ha già ricevuto una diagnosi di tumore. È quanto ha spiegato Chiara Bennati, dell’AUSL della Romagna (Ravenna) nel suo intervento dedicato proprio a capire come, quando e perché raccomandare movimento ai pazienti oncologici.

“Anche in questo caso i dati parlano chiaro” ha detto l’esperta. “Muoversi migliora la forza fisica, influenza gli effetti collaterali delle terapie, riducendo per esempio la fatigue, migliora la qualità di vita e la salute psicologica, mitigando ansia e depressione e riduce anche la mortalità in tumori molto comuni come quelli di colon-retto, mammella e prostata” ha precisato.

E non è mai troppo tardi per cominciare a muoversi, né ci sono in linea generale attività assolutamente contro-indicate. “Se non sappiamo cosa consigliare nello specifico, possiamo però sempre raccomandare 90 minuti di attività aerobica a settimana, con 2-3 sessioni di esercizi di rafforzamento” ha spiegato, riportando alcuni esempi di attività particolarmente utili in pazienti specifici. Il Nordic Wlaking per prevenire l’edema dopo asportazione dei linfonodi, ma anche yoga, pilates e danza possono essere utili. “Il paziente che segue le raccomandazioni sull’attività fisica è quello al quale tale attività viene suggerita o anche prescritta” ha commentato Bennati, esortando gli oncologi a non trascurare mai questo aspetto nel corso dei colloqui con i pazienti e auspicando anche una maggiore collaborazione da parte dei medici di medicina generale.